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Atteso in Italia per la fine di agosto, questo nuovo episodio della storia cinese sta letteralmente subissando i media con una campagna pubblicitaria senza precedenti. Ma, ne vale la pena?

Ambientata nel 700 d.C., la storia ruota intorno alla figura di un detective di nome Dee che, in virtù di quel continuo susseguirsi di grazie e disgrazie della vita, alberga inizialmente presso le prigioni di stato per la sua aperta dissidenza contro la futura sovrana Wu. Alcune misteriose uccisioni, dovute ad un fuoco improvviso che divora i malcapitati e l’incapacità degli ispettori reali di giungere all’arresto dei colpevoli, impongono tuttavia che la futura sovrana faccia appello alle doti riconosciute di Dee. Unitamente a due compagni, inizia a svolgere le sue indagini tra il mondo reale e quello della magia, in un susseguirsi di azione e colpi di scena.

Tanta attesa non è del tutto meritata anche se il film presenta molti aspetti di qualità. Soprattutto la fotografia, la scenografia e quell’attenta e meticolosa cura dei particolari a cui tutti i film del genere storico provenienti da Cina e Corea in questi ultimi anni ci hanno abituato. Un linguaggio dei segni, dove ai colloqui spesso ridotti ai minimi termini, vengono a sostituirsi i gesti, la mimica, i lunghi silenzi, gli sguardi intensi e l’uso sapiente delle luci. Giocherà molto su chiari e scuri il film, quasi ad emulare l’uso più teatrale degli spot, concentrando così l’azione e la vicenda tutta in quei particolari che formeranno la lunga fila di tessere necessarie a ricomporre il puzzle dell’intrigo. Mirabolante e incredibile il mondo delle caverne, quasi delle infinite carceri affidate agli schizzi del Piranesi; un mondo dove fantasia, alchimia, esoterismo e realtà si incontrano in una babele sotterranea dove il terrifico, l’immaginifico e l’antica conoscenza si fondono, creando un mondo parallelo alla luce. Accanto a questa raffinata godibilità si sviluppa la vicenda che invece si mostra piuttosto fragile, con ruoli e trovate abbastanza stereotipate e, soprattutto, già conosciute al cinema. Così l’enorme statua del Buddha in costruzione ricorda molto, anche per il suo significato, il vecchio Colosso di Rodi, tanto che farà un’identica anche se più complessa fine, o la causa dei fenomeni incendiari, in definitiva deludente, più simile all’intrusione di organismi extraterrestri che non a specifiche e raffinate arti malefiche orientali. Qualche nota di perplessità dunque perché ad un impeccabile apparato filmico e scenico non corrisponde una storia capace di supportare tanta meraviglia.

locandina del film "Detective Dee"
Tag(s) : #Cinema e Documentari

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