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“…Quand il me prend dans ses bras, Il me parle tout bas,  Je vois la vie en rose, …” (dal refrain de “La vie en rose”)

 

Dopo un’infanzia passata tra le due nonne, Édith Piaf iniziò a guadagnare qualche soldo come cantante di strada. Nel 1935 il suo debutto in un locale di cabaret, quando già nell’ambiente musicale s’iniziava a parlare della sua voce. Il suo successo continuerà a crescere mentre la sua vita privata invece resterà funestata da disgrazie, come la morte della prima figlia e quella del suo primo impresario. Durante la seconda guerra mondiale, mentre si esibiva nei campi di prigionia, incontra Yves Montand, del quale s’innamora ma il successo crescente di quest’ultimo farà naufragare anche questa relazione. Finita la guerra, scriverà lei stessa le parole di quello che forse è il più celebre brano d’amore di tutti i tempi “La vie en rose”. Nel 1948 sembra alfine aver trovato tranquillità nella vita personale, grazie al legame con il pugile Marcel Cerdan il quale tuttavia, per un destino che sembra perseguitarla, muore due anni dopo. Inizierà lentamente a condurre una vita sgregolata anche se il suo successo sembra non arrestarsi mai fino alla memorabile serie di quattro mesi di repliche concesse all’Olympia, tempio parigino della canzone, nel 1961. Si risposerà con Théo Sarapo, ma dopo poco tempo, nel 1963, morì per cause da ricondursi alle sregolatezze di cui ormai era schiava da molti anni.

Il suo stesso nome d’artista “Piaf” significa in uno dei gerghi francesi “l’usignolo” e le venne attribuito proprio per la forza magnetica del suo canto ancorché scaturisse da un fisico minuto che rendeva ancora più incredibile tanta energia. Era una voce a tratti rude la sua, dove i rotacismi tipici della lingua francese, assumevano un timbro sofferto, come un trillo ripetuto che sembrava volesse chiedere alla vita un attimo di serenità. I suoi più celebri successi malcelano la sofferenza, sono invocazioni anche dolorose, che nell’interpretazione assurgono quasi ad invettiva contro quel destino con il quale la lotta era sì persa, ma non al punto da dimenticare quanto intenso potesse essere l’amore. “Hymne à l’amour”, “Sous le ciel de Paris”, Les amants d’un jour”, “Milord” saranno i suoi più popolari successi, sino al suo testamento quel “Non je ne regrette rien” dove sembra lanciare l’ultima sfida, carica di autentica passione e determinazione che i suoi squilli sulle lunghe vocali e le sue sempre più ruvide “erre”, consegnano al refrain con il quale ci ha lasciato il suo ultimo inno alla vita: “…Non, rien de rien. Non, je ne regrette rien. Ni le bien qu'on m'a fait, ni le mal. Tout ça m'est bien égal…”.

Tag(s) : #Musica e Concerti

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