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mao4Il 1966 rappresenta nella storia contemporanea della Cina ed in quella di Mao Tze-tung, una sorta di anno spartiacque. Era infatti giunta ai minimi storici la popolarità del “grande timoniere” dopo il fallimento della campagna del cosiddetto “grande balzo in avanti” agli inizi degli anni ’60.  Questa campagna economica aveva messo in ginocchio la Cina per i fondamentali errori compiuti nell’indirizzare  un paese che fino ad allora era stato a prevalente economia rurale, verso una forzata industrializzazione che lo depauperò completamente delle risorse vitali della terra e dalle quali dipendevano le vite di centinaia di milioni di cittadini. Si aggiunsero inoltre anche eventi naturali calamitosi che tuttavia, da soli, non avrebbero prostrato il paese, come inizialmente si era voluto far intendere. Di fatto questo fu un duro colpo al carisma di Mao che scelse di restare Presidente del Partito ma di cedere la carica di Presidente della Repubblica. Ciò ingenerò il crescere di lotte di potere, in particolare guidate da personaggi più moderati interni al partito che, all’epoca, vennero considerati immediatamente come controrivoluzionari e reazionari tanto che, nel volgere di pochi anni, ovvero nel 1966, ebbe inizio la “rivoluzione culturale”, atta a ristabilire nel paese i principi filosofici, politici e morali sui quali programmare la ricostruzione e la crescita. A supporto di tale azione ed anche perché in realtà mai nessuno aveva avuto il coraggio ed il potere sufficiente a mettere Mao in seria discussione, nel 1964 iniziò la stampa della prima delle tante versioni del mitico “libretto rosso” che conteneva una serie di massime politico-filosofiche del “grande timoniere” e che in breve sarebbero divenute la bibbia del paese.  mao3La prima versione era ovviamente ad uso interno della Cina  e fu solo nel 1966, esattamente il 16 di dicembre, che uscì la prima versione - la seconda edizione in assoluto - per l’estero. Tale versione differiva dalla precedente non soltanto per  le massime contenute, quanto per una corta prefazione che il nuovo delfino di Mao, Lin Piao, vi aveva aggiunto. In occidente, dove ancora erano relativamente scarse e frammentarie le notizie su quanto avvenuto in Cina dalla fine della seconda guerra mondiale, il libretto, complice anche il periodo di fermenti sociali che si stavano sviluppando sia in Europa che negli Stati Uniti, divenne una sorta di oggetto di culto, tanto che alla prima versione proveniente direttamente dalla Cina dove era stata avviata una pubblicazione in oltre 30 lingue, seguirono immediatamente, come in Italia, le edizioni locali. Il libretto conteneva i pensieri di Mao prevalentemente da riferirsi al periodo dal 1936 al 1958 e erano la summa di un percorso politico e filosofico che lo stesso aveva realizzato durante il periodo che andava dalla “lunga marcia” del 1934 con la quale, seguito dai suoi e dall’esercito comunista, sfuggì all’inseguimento delle truppe avversarie del Kuomintang di Chiang Kai-shek, fino al 1958, anno in cui indisse lo scellerato “grande balzo in avanti” che segnò l’apogeo della sua popolarità e l’inizio di un lento declino. Il libretto, pur divenendo all’estero oggetto "simbolo", in realtà non conteneva quelle verità dirompenti che avrebbero potuto far presa sugli animi in fermento anche per l’aperto contrasto  tra i pensieri contenuti, con le teorie di stampo marxista che ancora identificavano i movimenti della sinistra occidentale. Fu dunque più un successo dovuto alla curiosità ed al carisma del personaggio che in qualche modo era stato mitizzato anche in occidente a fare di questo opuscolo un oggetto ricercato, più che non un nuovo breviario politico da seguire.

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Ben diversa fu la sorte che ebbe in Cina in quanto, grazie anche all’avvento, proprio nel 1966, della “rivoluzione culturale” che portò alla nascita delle Guardie Rosse ed all’indottrinamento di massa, elargito spesso con sistemi estremamente energici, il libretto divenne, unitamente a tutti gli specifici opuscoli che su ogni argomento provenivano dalla “inesauribile mente del grande timoniere”, il verbo che tutti dovevano imparare e mettere in pratica. L’iconografia, tra l’altro molto contraddittoria, ci riporta ad esempio centinaia e centinaia di manifesti pubblicitari ove, indipendentemente dalla situazione rappresentata, figura in mano al soggetto di turno il “mitico libretto”, non considerando che  - ahimé - all’epoca, il tasso di analfabetismo specie nella classe rurale del paese, era estremamente elevato anche se Mao stesso, a più riprese, quantunque per motivi non necessariamente e strettamente culturali, aveva istituito dei programmi di alfabetizzazione all’interno dei piani di collettivizzazione nei quali era coinvolto il popolo tutto.

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L’uso poi che venne fatto del libretto dalle Guardie Rosse che ricordiamo, erano gruppi di studenti sorti in seno alle scuole medie che iniziarono  una vera e propria campagna contro tutti gli intellettuali, ad iniziare dai professori stessi delle scuole che vennero messi indistintamente sotto accusa di “revisionismo” e condannati, nel migliore dei casi alla perdita del posto di lavoro ed all’invio nelle campagne, oltre al doversi assoggettare alla pubblica berlina,  esondava dalle intenzioni stesse di Mao.  E seppur  aveva inizialmente accolto con estremo favore la nascita di questo movimento, atto, se non altro, a riconsolidare la sua incrinata leadership,  causa gli eccessi di cui si renderà responsabile, il leader provvederà a sopprimerlo già agli inizi del 1968, inviando praticamente tutti gli aderenti nelle campagne (circa 4 milioni di studenti) per corroborarsi anch’essi di una sana “rieducazione”, affidando invece all’esercito il ripristino di una situazione che, ancora una volta, rischiava di sfuggire completamente al suo controllo.  Il libretto ed il suo mito vennero così a macchiarsi della foga distruttrice delle Guardie Rosse che ne offuscarono il significato simbolico che aveva assunto un poco in tutto il mondo, perdendo quell’aura emozionale che portava con sé per divenire, più verosimilmente, ricordo di un periodo violento, fuori controllo, tanto che si può praticamente parlare di una sorta di guerra civile in quanto l’esercito venne impiegato contro queste schegge impazzite in una situazione che mancava di una dirigenza compatta che anzi, in virtù di una dichiaratissima lotta di potere, si serviva di queste bande organizzate di studenti come fossero bande di guastatori, ingenerando il  caos più totale. Dopo il dissoluto periodo delle Guardie Rosse il libretto torna ad assolvere la sua iniziale funzione di guida per il popolo, non più arricchito di aure mistiche  anche se rinnovato nelle edizioni che seguiranno da nuovi passaggi della dottrina di Mao che nel frattempo era riuscito a riconsolidare nelle proprie mani la guida del paese.

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In occidente le prime copie originali sono venerate dai collezionisti, specie l’edizione del 1966, l’unica che porti la prefazione di Lin Piao. Lo stesso infatti, caduto in disgrazia, morì in circostanze non chiare nel 1971, venendo poi dichiarato traditore. A seguito di ciò venne imposto di strappare dal libretto - nell’edizione che la conteneva - la prefazione da lui scritta.

Il libretto in Cina, oggi è nei mercatini, quale oggetto ricercato spesso dai turisti dopo che anch’esso cadde in disgrazia nel 1978, frutto di quanto aveva generato, in quanto iniziò a carico di Mao una campagna contro il culto della personalità, così come era già successo in Unione Sovietica, con Kruscev, relativamente al compagno Stalin (e così come era accaduto d'altronde ad altri personaggi della storia, primo fra tutti il nostrano Benito Mussolini ed ultimo in ordine di apparizione il rumeno Nicolae Ceausescu, che però non necessitarono per questo di un processo politico nazionale).

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Tag(s) : #Ieri accadde: il fatto della settimana

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