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A Gerusalemme, nello storico quartiere di Mea Shearim, luogo ad alta densità di ortodossia, prevalentemente abitato dagli haredim, osservanti ultra-ortodossi, per le strade si rinnova il rito della discriminazione mascherata ancora una volta da legge religiosa come e peggio di ben più conosciute, almeno in occidente, abitudini musulmane.

Non sono in effetti molto conosciuti nel mondo occidentale certi atteggiamenti ultra-ortodossi che stanno riportando indietro nel tempo e con sempre maggiore frequenza certi ambienti e luoghi in Israele, anzi, dai più, certe abitudini sono del tutto sconosciute. Ebbene, nel quartiere di Mea Shearim donne e uomini camminano su marciapiedi opposti ed anzi, da parte degli uomini, tutti aperti integralisti nella loro ultraconservatrice osservanza, si è addirittura ventilato il divieto di transito alle donne  in quanto, seppur involontariamente, istigatrici a pensieri considerati impuri. Ma se ciò non bastasse, addirittura su taluni autobus che portano in questo quartiere le donne, senza che nessuna legge sia scritta, si autorelegano nei posti in fondo.

L’atteggiamento dello Stato ed in particolare della Corte suprema del Paese che già è stato più volte chiamato ad esprimersi su tali abitudini e vicende è ufficialmente di aperto contrasto e di presunta intolleranza ma, nell’opinione comune  sono in molti - così ci riportano molte agenzie di stampa -  a pensare che nulla verrà fatto. israele01E se tale situazione a qualcuno venisse in mente di attribuirla a vecchie generazioni, presupponendo che i giovani, seppur osservanti, possano essere estranei a certi comportamenti, ebbene, FaceGlat, un social network di fresca istituzione, prevalentemente frequentato da osservanti ultra-ortodossi, creato da un attivissimo venticinquenne, propone all’atto dell’adesione, due distinte iscrizioni, una per gli uomini ed una per le donne affinché anche il contatto virtuale venga così escluso.

Chiaro che tutto ciò non è un obbligo, chiaro altresì che chi non vuole aderire a certe iniziative non vi aderisce così come però è altrettanto chiaro e pacifico che per le strade di Mea Shearim è opportuno procedere sul proprio marciapiede onde evitare, quanto meno, accese discussioni.

israele02Eppure qualche rediviva suffragetta, come Emmeline Pankhurst ad esempio, forse dovrebbe fare una visitina da quelle parti a rinfrescare una certa memoria; la memoria di un popolo che della discriminazione aveva anche di recente subito tutti gli effetti più atroci, un popolo che dell’esclusione ne porta ancora i segni profondi, un popolo che, nel contempo, sta sempre più alimentando un atteggiamento che non sta assumendo tratti xenofobi solo nei confronti dei confinanti con i quali, dalla lontana costituzione dello Stato nel 1948, ancora non è stata trovata la benché minima via verso la pace, ma sta facendo crescere anche al proprio interno discriminanti tensioni sociali, mascherandone la necessità con esigenze religiose. In pratica, nella nostra fattispecie, la discriminazione secondo taluni  ben agguerriti ultra-ortodossi ebrei viene da loro deciso quando sia lecita e di fatto non tale da ledere i più elementari diritti umani e quando no, dimenticando come, proprio in tema di diritti umani, fossero stati, pochi decenni orsono, oggetto delle peggiori privazioni tanto da scatenare l’indignata comprensione dell’ìntero mondo civile, senza che venisse fatta alcuna differenza in merito al livello di osservanza religiosa. Per colmo, tutto ciò accade proprio nel momento in cui certo ambiente intellettuale ed artistico del paese, si mostra invece decisamente aperto ad affrontare temi omosessuali sia nel cinema che nelle altre arti come in letteratura, lasciando apparentemente intendere, al parterre internazionale, come invece sia acquisita una evoluta coscienza socio-culturale.

Le notizie che invece giungono, assimilano di fatto sempre più alle conosciutissime quanto deprecate usanze talebane, certi comportamenti dell’occidentalmente evoluto Israele, ma ciò che più spaventa è che anche la rete, prevalentemente piazza frequentata dai giovani,  almeno nell’ambito dei social-network, abbia evidentemente accolto tale iniziativa, oltre tutto nata in una città come Tel Aviv, ben più aperta e disinibita di quanto non possa esserlo una Gerusalemme, carica di significati storicamente ed intimamente religiosi. Una volta ancora la rete ha compiuto il suo miracolo libertario, accogliendo in sé un discutibile attegiamento, con buona e storica pace di religione, scienza e  tecnologia che, si sa,  non sono mai andate molto d’accordo;  già Galileo ad esempio, fu chiaro testimone di questa lotta. Anch’essa lotta di potere, lotta che avrebbe dovuto stabilire quale delle due verità, ovviamente contrastanti  fosse quella vera. E siccome accordo non fu trovato, oltre al perpetuarsi del concetto del “più forte”, ben lontano dalla giudaica leggenda di Davide e Golia, nacque il concetto “dell’osservanza”. Così oggi anche i nuovi rampolli di questa ultra-ortodossa “osservanza” - per i quali la gente eterodossa, intesa come non strettamente conservatrice,  nutre il più ampio rispetto - si arrogano il diritto di imporre nuovamente regole a tutto il genere umano che possa capitargli a tiro. Come se di simili arroganti già non ve ne fossero abbastanza, sparsi in tutto il globo. 

Giunto alla ribalta dei forum politici e oggetto di qualche attenzione dei media internazionali, il fenomeno è evidentemente ben diffuso al di là dei confini del quartiere di Mea Shearim, quartiere che é sempre più simile ad un ghetto, dove oggi già al suo ingresso, vi sono cartelli che invitano i passanti a fare molta attenzione per le strade, blande copie o forse solo iniziali accenni di ben più tristi cartelli a cui la storia recentissima, ci aveva abituato, cartelli il cui spirito segregazionista evidentemente ha trovato di che iniziare a riprodursi, stavolta sotto le mentite spoglie di una osservanza religiosa che, anche in questo caso, a tutti gli effetti, è palese limitazione dei diritti umani.

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Tag(s) : #Attualità

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