Overblog Segui questo blog
Edit post Administration Create my blog

Un surrealismo colto quello in "Viva la Muerte" di Arrabal, che fa emergere il cuore di una Spagna dispersa in forzato esilio.

La vicenda

Considerato un film autobiografico, "Viva la Muerte" narra le vicende di Fando, giovanetto che vive con la madre e che è sofferente di tubercolosi. Siamo nel periodo della guerra civile spagnola e suo padre, anarchico, viene arrestato dalla polizia falangista su denuncia, si convincerà il ragazzo, proprio di sua madre.

Il padre tenterà il suicidio, non vedendo per sé alcun futuro se non una morte nelle prigioni franchiste alle quali è stato condannato a vita.

Guarito dalla malattia, periodo che Fando vivrà preda dell'angoscia per il padre e di rabbia nei confronti della madre, che si trasformeranno in mostri surreali e sogni orrifici, seguirà alla fine, con un senso di liberatoria consapevolezza, le orme del padre: raggiungendo la resistenza.

Il film

L’autobiografismo di Arrabal s’immerge in un viaggio onirico dove i toni crudi di “Guernica” e il surrealismo onirico di Garcia Lorca (“…Ho chiuso la mia finestra 
perché non voglio udire il pianto, 
ma dietro i grigi muri
 altro non s'ode che il pianto….”), lo conducono a percorrere tutto il dramma dell'angoscia. Un’angoscia divisa tra la mancanza dei riferimenti familiari dovuti non solo al padre mancante ma, e soprattutto, alla madre delatrice che chiaramente gli dirà: “…Se egli avesse fatto il suo dovere, oggi sarebbe dalla parte dei vincitori. Oggi sarebbe un padre come tutti gli altri. Ma egli, per le sue idee, ha compromesso tutto: il suo avvenire, quello della moglie e dei figli…”.

Nel contempo, il senso della realtà si trasforma sino a divenire, nel sogno, un truculento bagno di sangue, fino a essere così lancinante da sovrapporsi alla realtà stessa in un continuo gioco simbolico ove i due stati della coscienza s’intersecano. Cosa diviene sogno e cosa invece è realtà alla fine è difficile da comprendere tanta è l’assoluta identità tra fatti, pensieri e sogni. Tutto s’interseca in un simbolico surrealismo dove ogni scena è simbolo esasperato di tensioni che non trovano sfogo, di denunce morali e politiche, come ad esempio il funerale di Lorca, seguito da un corteo di bambini nudi, o la zia che, anch’essa nuda, si fa frustare da Fando davanti al Crocifisso.

Emerge qui appieno la scuola di Luis Buñuel e una chiara denuncia politica che, sposando tutto il movimento intellettuale spagnolo disperso in esilio forzato, rimpiange quella Spagna di Lorca che grida: ”… odio chi è Spagnolo per essere Spagnolo e nient'altro, io sono fratello di tutti e trovo esecrando l'uomo che si sacrifica per un’idea nazionalista, astratta, per il solo fatto di amare la propria Patria con la benda sugli occhi…”.

locandina del film "Viva la muerte", 1971
Tag(s) : #Cinema e Documentari

Condividi post

Repost 0
Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti: