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Era stata decisa casualmente ma si era da subito rivelata come una meta ideale per una escursione nel caldo immancabile di ferragosto. Lontani da quei luoghi dove, in virtù delle motivazioni che più riescono a smuovere questo paese, come le manifestazioni religiose ed il mare e che avremmo trovato affollati e vocianti, ci siamo diretti, a solo una quindicina di km a nord di Atene, verso il Parco Reale di Tatoi, l’ultima residenza estiva dei re di Grecia e delle loro famiglie

Dal Palazzo Reale di Tatoi all’ennesima vergogna

Si impongono qui alcune premesse.

In Europa, ad esempio, la Palazzina Stupinigi dei Savoia o Palazzo Schonbrunn a Vienna o ancora il Palazzo di Solliden dei Reali Svedesi, o ancora Herrenhausen per gli Hannover oppure Possenhofen, residenza estiva della principessa “Sissi” o ancora Montril, residenza estiva dei Reali Belgi e tanti, tanti altri ancora, sono luoghi non solo di uno splendore unico ma, e soprattutto, meta di turismo nazionale e non.
Molti di essi sono ancora utilizzati dalle case regnanti e solo parzialmente godibili, altri invece sono veri e propri musei, testimoni di secoli di storia, testimoni di arte, di architettura, di costume.

E così poteva essere anche Tatoi. Poteva essere e potrebbe un domani esserlo ancora. Se solo qualcosa che assomiglia molto ad un miracolo, potesse verificarsi.

Invece oggi, per una di quelle mirabolanti scelte che si susseguono giorno dopo giorno in questo paese, il Parco è in vendita. Ma non per mancanza di soldi, quanto per incapacità.

Non si lascia un simile tesoro per trenta anni a marcire. Non vi sono ragioni che tengano se non la cecità e la mancanza di amore per la storia ed i tesori del proprio del paese.
Tatoi oggi è uno scempio, una vergogna così grande che l’unico guardiano trovato, seppur gentile ci ha esplicitamente detto che le fotografie era meglio farle quando eravamo sicuri di essere soli, perché “al ministero non era gradito”. E la voglia di gridare è divenuta incontenibile quando un fuoristrada dei volontari del servizio antincendio si è fermata e la giovane che ne è scesa ci ha consegnato, sorridente, un depliant con mappa e foto dell’intero Parco Reale ed un altro del comprensorio montano di Parnitha al quale il Parco appartiene, a testimonianza che, forse, qualcuno, ci aveva provato.

E che dire d’altro se non che lo scempio si irradia anche tutto d’intorno perché - comunque- la zona, a quanto ci hanno detto, è spesso molto frequentata per gite domenicali e festive tanto che, non essendoci la minima attrezzatura di ricevimento, vi sono problemi di circolazione perché l’unica strada viene intasata dal posteggio selvaggio tipico di tutta la capitale (e non solo di questa). Ma non c’era bisogno che ci informassero di queste periodiche invasioni. Quasi ogni metro quadro delle zone facilmente raggiungibili, ci ha mostrato le testimonianze degli usi e costumi dei picnic alla “greca”, le bevande più usate, i giornali più letti, quanti caffè presi ecc. ecc. Una mediterranea abitudine certo. Niente di nuovo. Così come la più che sufficiente presenza di cassonetti e di cestini per le immondizie che evidentemente, munite di vita propria, se ne vanno a spasso data la bellezza del luogo.

Ma le condizioni di ogni edificio di Tatoi superano ogni più tetra aspettativa, sia esso il palazzotto reale che l’ultima delle scuderie. E sì che grandi cartelli e container di quelli per cantieri, testimoniano il ricevimento di 1.124.000 euro per il restauro e la salvaguardia dei mobili e degli oggetti interni. Ma, allora, ci si domanda, se in sede europea Tatoi è stato riconosciuto come luogo di interesse perché non trasformare tutto il Parco in un meraviglioso museo, in un luogo di iniziative culturali, in una meravigliosa Disneyland dove poter far rivivere ed apprezzare oltre duecento anni di storia di questo paese? Nel cimitero annesso infatti riposano da Re Giorgio I di Grecia (il Re della prima olimpiade dei Giochi Moderni) fino a Caterina di Grecia, qui sepolta con cerimonia privata l’11 ottobre 2007, figlia del Re Costantino I.

La colpa delle condizioni in cui versa Tatoi non è della crisi che ha ereditato uno sfacelo e certo non ne ha potuto mutare le condizioni. Né, per cortesia, cerchiamo di ripararci dietro il contenzioso tra lo Stato ed il re Costantino II, contenzioso che seppur arrivato fino alla Corte Europea dei Diritti dell’uomo, non è che la ulteriore dimostrazione dell’incapacità di mediare e di guardare a prospettive future anziché farsi divorare da orgogli di sterile conservatorismo. Le dinastie monarchiche del dopo indipendenza non sono mai state popolari in Grecia. La famiglia Schleswig-Holstein-Sonderburg-Glücksburg era e rimarrà per molto ancora una famiglia straniera che da straniera ha governato questo paese, senza offrirgli molto in verità e ricevendo, altrettanto francamente, molto poco. La vicenda ultima poi che vide coinvolto l’ultimo Re, Costantino II con il suo atteggiamento che di fatto favorì l’instaurarsi del regime dei Colonnelli, non ha certo favorito le buone relazioni, anzi ne ha decretato l’esilio ed il successivo instaurarsi della Terza Repubblica.
Ma Tatoi era ed è un patrimonio di questo paese e così come il Palazzo di Mon Repos a Corfù, anch’sesso della famiglia reale, è divenuto sede del Museo Archeologico di Palaiopolis, anche Tatoi avrebbe potuto da tempo avere sorte migliore.
Da semplice testimonianza storica e culturale poteva inoltre divenire (in una terra che deve le sue seppur oggi striminzite fortune alla cultura ed al turismo) un centro dove divertimento, relax, natura, folklore, storia e cultura avrebbero non solo dato lustro ad una capitale che stenta ad essere all’altezza della fama che dietro si porta ma, soprattutto, avrebbero portato reddito. L’unico guardiano incontrato, al termine dl piacevole colloquio che abbiamo con lui intrattenuto, ci ha lasciato affermando che sarebbe bastato far pagare anche un piccolissimo ingresso di soli 50 centesimi che oggi questo poteva essere uno dei luoghi più frequentati della città non solo dai turisti che sicuramente numerosi sarebbero accorsi anziché domandarsi cosa ne sia stato dell’Atene dal 1800 ad oggi (viste anche le condizioni di degrado in cui ad esempio versa un quartiere pieno di liberty e decò come Kastella), ma anche, e soprattutto, dai cittadini ateniesi che durante tutto l’anno frequentano la zona (seppur poco rispettandola).

Perché dunque non un progetto europeo per il recupero di tutta la zona e la creazione di un polo culturale che tutto il mondo potrebbe invidiare? Oltre a dare del lavoro finalizzato non solo a ripristinare ma anche a creare ulteriore lavoro e reddito per il paese perché gestire in maniera intelligente un patrimonio distribuito su 4700 ettari non è cosa da poco!! Perché si deve assistere al progressivo distruggersi di una delle testimonianze più alte degli ultimi due secoli di questa Grecia e rifugiarsi – con caparbio conservatorismo – nella ricerca sempre più affannosa di fasti antichi e lontani che da soli non bastano più, rifiutando di comprendere e valorizzare non ciò che fummo ma ciò che si era, ritrovando in questi periodi storici a noi più vicini, aspetti e forme di radici più vicine ma non per questo meno vere.

Su Tatoi in italiano non ci sono molte fonti storiche né, d’altro canto, anche l’iconografia scarseggia. Come se un velo fosse posto su questa che oggi è soltanto una vergogna, una - purtroppo- delle tante testimonianze in cui il degrado ben oltre la crisi, mostra radici più complesse e che sarebbe opportuno, una volta per tutte, indagare.
E nel frattempo cerchiamo di salvare Tatoi perché anche dal recupero di questi luoghi e dalla loro valorizzazione passa la coscienza di un popolo. Qui dove l’orgoglio di un paese per la propria storia dovrebbe farsi sentire, tutto invece tace, sepolto tra fili spinati, cartacce per terra, marmi divelti e piante che tutto copriranno.

Note bibliografiche:
Kostas Stamatopoulos, Περιήγηση στον χρόνο και τον χώρο (l’opera - del 2012 - più completa ma solo in greco)

Siti interessanti:

http://www.tatoi.org/ (il sito di una sssociazione in greco ed in inglese che contiene anche una storia sintetica ma completa, oltre ad illustrare le ahimè scarse attività che vengono periodicamente svolte)

Su Google Hearth il Parco di Tatoi è individuabile digitando queste coordinate:
38° 9'28.70"N 23°47'43.49"E

Per lo splendore degli interni vi invito a visitare questa pagina ricca di fotografie appartenenti agli archivi della ERT (archivi della ex Televisione di Stato greca):

http://royaltygr.wordpress.com/2011/11/20/φωτογραφίες-του-εσωτερικού-τατοϊου-α/

Dal Palazzo Reale di Tatoi all’ennesima vergogna
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