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Forse non riuscirò a capire i perché del paese.

Ho provato più volte a chiamare degli amici. Però…

Pericle è andato in Islanda, più vicina- dice- alla sua idea di città stato.

Socrate, non sapendo più se confutare le idee di sinistra o quelle di destra è andato a trovare l’asino di Buridano il quale, morto orami per la fame, lo ha lasciato in una incertezza dalla quale non ne è più uscito. Finirà per ricadere ancora una volta nella dipendenza da cicuta.

Aristotele, entrato in possesso dell’ultima costituzione greca stenta a credere che possa essere il risultato di quella da lui scritta e rivoltosi al Tribunale Europeo si è visto rifiutare la petizione per il mancato versamento delle decime al senato. Ha gettato tutto al vento preferendo fondare una nuova Scuola Peripatetica. Voleva farlo in un vecchio stabile ad Exarchia, ad Atene, in pieno centro, ma gli hanno proposto di acquistare un locale nel nuovo centro culturale progettato da Renzo Piano (quello che non importa se avete quartieri interi da riqualificare, io faccio solo roba nuova!) che sorgerà a Faliro, sul mare. E poi si dice che Atene è una capitale in movimento. Peccato che da dove se ne va lasci sempre una quantità enorme di macerie. Ma forse qui credono che sia una forma di investimento. I certificati di stato oramai si emettono a scadenza trentennale e così i quartieri, interi quartieri, come è stato per il Partenone, tra qualche centinaio d’anni saranno meta turistica ambita, con un certo ritorno economico.
Platone, il più difficile da trovarsi (anche Socrate non ne sapeva più nulla) è a giro a domandare a tutti: ma ti ricordi? Eppure c’eri anche tu come non ti ricordi? Mangiandosi le mani per quella sua volontà di non scrivere nulla con la scusa che la verità non era conoscenza da potersi comunicare. Oggi visti gli android e gli ipad volentieri tornerebbe indietro a dettare qualche riga anche se non tutto il male viene poi per nuocere. Il fatto che nessuno si ricordi che la testa era la parte del corpo che lui aveva destinata ai governanti, lo assolve da un errore terribile e imperdonabile. Guai a sapersi, gli avrebbero dato colpa e responsabilità A lui, di cui tutti si fidavano.

Alessandro, quello Magno, con Leonida e gli altri condottieri è a colloquio con Kolokotronis, Miaulis e la Lascarina, Da loro vorrebbe sapere, senza mezze parole, cosa cazzo è successo. Nessuno vuole rispondere, neanche Papadopulos - il colonnello, non quello dei biscotti - rintracciato sulle pietre di Oxia, un isolotto dimenticato che ora invece sembra conquistato da ricchi cammellieri che lo hanno immediatamente sfrattato. Ed alle sue minacce di inviare carri armati e reggimenti di euzoni gli è stato fatto capire come, invece, lì fosse adesso in terra straniera. Lo hanno lasciato in preda ad un attacco dal quale forse non si riprenderà.

Forse non riuscirò a capire i perché del paese.

Non riuscirò perché non ho fatto studi di finanza ed oggi, contrariamente ad ieri se non hai minimo un master in materie economiche non leggi neanche il giornale. Ed è anche per questo che non sarò mai giornalista. Una categoria senz’anima quella. Sempre ligi a raccontare la vera verità. Quella giusta. Senza mai dare un parere personale. E ci mancherebbe. Quelli sì che hanno studiato. Dovrebbero solo spiegare a me - e forse a qualcun altro - cosa ci raccontano a fare queste cose che non possiamo capire. Una volta si diceva che l’aristocrazia aveva il potere e, sia per esercitarlo, sia per sancire un perenne distinguo, parlava il latino. Che non era lingua di tutti. Oggi il latino è morto o quasi. Più spesso usato a casaccio per qualche citazione da parte di chi spesso (come me), deve darsi un tono. E si usa invece il “finanziese” e se poi non bastasse, i più sofisticati titolano pure con l’inglese, non quello parlato, ma il “gergo”. Il nuovo linguaggio degli eletti. Di quelli che tutto capiscono, che tutto hanno chiaro. Beati loro. E comunque son problemi nostri e non loro, altrimenti parlerebbero, sono certo, un’altra lingua.
E allora ti raccontano non importa cosa. E fanno bene. Nessuno si ribella. Qui di recente hanno chiuso una televisione, quella di stato dicono. “Qui come se magna, se parla” pare fosse scritto sul frontone del palazzo. Quella che era libera e imparziale. L’unica televisione di stato al mondo ad esserlo. L’hanno rifatta adesso e quelli che non sono stati riassunti hanno subito detto che è faziosa. Eppure sono colleghi quelli rimasti. Mica gente presa dalle tv private che, si sa, hanno tutte la clamidia berluscouniis ed i suoi dipendenti sono tutti in odore di mafia. Non so infatti - io ed il paese tutto - come si potrà fare d’ora in avanti. Colleghi, anzi ex-colleghi all’improvviso su opposte barricate senza rendersi conto che sono entrati nel girone di disperati e si scannano fra di loro a colpi di complimenti. Meno male che verba volant (aridaje de latino!). Confido che tutti possano rinsavire ed uscire da questo scontro sociale nel quale sono stati fatti cadere.

E’ successo di tutto nell’Europa con tutte le televisioni di stato in rivolta. Stavolta sono di turno gli avvocati che qui adesso sciopereranno per due giorni perché alcune riforme previste non sono corrette. Vogliono - così dicono - levare il contributo minimo che un cliente deve pagare quando si rivolge ad un legale e certo, questo è un affare intollerabile, di interesse nazionale. Insomma tutti che si occupano di tutti. Questa è la compattezza dello stato sociale. Se ci vedesse Solone, come sarebbe felice.
Nel frattempo una certa troika (che ancora io non ho capito che c’entrano i russi) ha dato un ultimatum al governo, quello greco s’intende. Vito che con la televisione era riuscito bene in fondo e un tremila e rotti dipendenti si son tolti … dalle spese, sarebbe il caso di riprovarci con tre azienduole che fanno roba militare. Ma come? – dice – qui siamo vicini alla Siria, è una ragione di difesa! Non vi preoccupate, le armi ve le vendiamo noi (poi tanto si fa tutto un conto) e voi nel frattempo, intanto diventate “military free zone” che fa sempre tanto cool e poi ci leviamo qualche altro centinaio di stipendi da pagare. Che ve ne sembra?

Il capo del governo è fuori dalla grazia di dio. E’ arrabbiato per dover chiudere le aziende e mandar la gente a casa? No, e che hai capito!? Quello è preoccupato perché con soli tre voti di maggioranza la vede dura mantenere il premierato. Che gliene cale a lui delle tre aziende. Anche perché se dovesse cadere e non venisse rieletto, magari gli tocca poi iscriversi pure all’ufficio di collocamento. E lì la vedo dura. Per il lavoro? No, per le referenze.

Forse non riuscirò a capire i perché del paese.

Ho provato insistentemente a fare due conti ma non approdo a nulla. Insomma qui ci sono dieci milioni di persone, di cui tre milioni e mezzo di lavoratori (dati del 2009). Il resto sono tutti bimbi, studenti, anziani. Di questi ce ne sono circa settecentomila nel pubblico impiego. Gli altri sono imprenditori e artigiani, oltre ad un milione e ottocentomila lavoratori del settore privato. Di questi ultimi, ci dice l’Istituto della Previdenza Sociale (l’IKA) che circa un milione lavora senza riscuotere. Lo riscrivo per essere sicuri: lavora senza riscuotere. Sì, un milione.
A conti fatti restano dunque di tre milioni e mezzo di lavoratori circa due milioni e mezzo che guadagnano. Poco o tanto ma guadagnano. Però questo totale non tiene conto del fatto che negli ultimi quattro anni circa settecentomila piccole imprese hanno chiuso. Quindi, se anche consideriamo che per ogni piccola impresa chiusa vi sia stata una media un dipendente e mezzo, ecco che un altro milione e mezzo di persone sono senza lavoro (oltre a non guadagnare). Diciamo che di questi una parte ha trovato un altro impiego ed emendiamone dalla lista infame un mezzo milione. Bene, a questo punto possiamo dire che un milione e mezzo sono le persone che lavorano in questo paese!
E guadagnano. I restanti otto milioni e mezzo … o sono ricchi o sono a carico. O sono trasparenti per il fisco (ma questo è discorso lungo che qui non si può fare adesso. Non venga in mente a nessuno pensare che li voglia dichiarare peccatori. Qui la storia della colpa e del peccato è ben più lunga e complicata).

A questo punto due sono le cose.
O questo è un paese di geni (e gli antichi fasti sembrano propendere per questo), o qualcuno con questi numeri ci sta marciando sopra prendendoci per i fondelli o per qualsiasi altro indebito appiglio.

Anche perché, non dimentichiamo che è ricominciata per l’ennesima volta la diaspora. Chi può (ovvero chi ha salute e denari) se ne va o, almeno, manda via i figli. Non solo per studiare (cosa da sempre fatta) ma anche per trovarsi un lavoro e poter campare con la famiglia perché nonni e nonne sono spesso arrivati alla “riserva”. E si ingrossano così le fila dei greci trapiantati all’estero che, oramai cittadini de facto (vedi che ogni tanto il latino c’azzecca), contribuiscono a tenere alto nel mondo il colore del mare, le danze popolari, i dolmades ed il profumo dell’ouzo. Altro non sanno né spesso vogliono sapere, salvo pochi e rari casi. Sono i cantori della tradizione nel mondo, la migliore delle agenzie di PR per il turismo. E sono i più sfegatati cultori della civiltà che fu. Si perché non se ne sono accorti (d’altronde con la Tv di stato chiusa è difficile ricevere notizie) ma Pericle è morto. Aristotele è morto. Socrate è morto. Platone è morto. E tenerli in vita è puro esercizio accademico. Altra cosa è ricordarli e prenderne esempio. Non a tutti questo piacerà ma è così. Come d’altronde a tanti non piace che da stranieri ci si “immischi” in cose che “non si possono capire”.

Ecco perché forse non riuscirò a capire i perché del paese.

Ma qui sono rimasti in pochi.

Quelli che sono rimasti hanno però bisogno di proposte, di programmi, di speranza. Avrebbero bisogno di cose concrete. Ma se devono essere solo parole, almeno che siano parole che portano idee e non raccontini asettici delle condizioni del “paziente”. Qui hanno bisogno che coloro che si dichiarano “amici” ci mettano almeno la faccia, escano allo scoperto aiutandoli a prendere una qualche direzione, a sentirsi di nuovo parte di questo “comodo” esercito di greci nel mondo che sembrano riunirsi solo davanti alle foto delle spiagge di Zacinto. Altrimenti se ne stiano in disparte. Non infastidiscano.

E di analisti politici ce ne sono anche troppi. Tutti lo siamo. Anzi tutti siamo dei politici. Compresi quelli al parlamento. Con la sola differenza che loro guadagnano nel farlo e noi no. Poi quanto alle responsabilità, lì ce la giochiamo invece alla pari: nessuna noi e nessuna loro. Mai visto un parlamentare pagare. Ecco perché fare il politico è diventato importante e ambito da tutti. Se quelli eletti pagassero per gli errori, nessuno vorrebbe più farlo e si avrebbero consigli da Magna Grecia, di poche decine di arcoonti. Certo che i non eletti direbbero subito che non è democrazia. Questo casino invece gli somiglia?

Qui mancano idee e capitali. Il Partenone, la casa natale di Socrate e le spiagge di Zacinto non sono sufficienti far sopravvivere questo paese. Né, tanto meno a farlo rinascere.
Qui la storiella che è colpa del governo (come se ce lo avesse messo qualcun altro) oppure del tempo o del destino, non funziona più. Qui è l’or che chi ha a cuore questo paese si rimbocchi le maniche, dica coasa intende fare e, soprattutto, lo faccia. Altrimenti se ne stia zitto e non si lamenti. Non si lamenti.

Forse non riuscirò a capire i perché del paese.

Se seguita così, presto non ci sarà paese. come avevo già ampiamente ipotizzato in un articolo del 21 febbraio del 2012 (vedi il link qui sotto) quando venne firmato il memorandum e dove ebbi, profeticamente direi, ad affermare: "La Grecia non esiste più. Politicamente é un NON stato. La società é disfatta, l'economia anche".

Forse non riuscirò a capire i perché del paese.
Tag(s) : #attualità

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