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Nata verso la metà del 1800 la ‘ndrangheta, si sviluppò, partendo dalla Calabria, in tutta la penisola, stabilendo basi importanti, grazie all’emigrazione degli inizi del ‘900, anche in Australia e Canada. Oggi è l’organizzazione che controlla il narcotraffico in tutto il continente europeo. Giuseppe De Stefano è stato, e probabilmente in parte è ancora, nonostante sia in stato di detenzione carceraria, uno dei suoi maggiori esponenti.

La scalata di De Stefano

Giuseppe De Stefano è figlio di Paolo De Stefano, capo indiscusso della omonima cosca ucciso in un agguato nel 1985. In quanto figlio di capo, o meglio di “capobastone” come si dice nel gergo della ‘ndrangheta calabrese, era stato cresciuto, così come si fa per i rampolli di nobili origini e, soprattutto per i figli di re, seguendo quel cammino che l’avrebbe poi dovuto far sedere sullo scranno più alto dell’organizzazione. Ma gli eventi legati alla seconda guerra di mafia portarono alla morte prematura del padre per mano di sicari della famiglia Imerti. Tra l’altro, fu una guerra, per l’ancor giovane De Stefano, estremamente "educativa", una guerra che con più di 1000 morti gli fece capire che per comandare non si sarebbero potuti tollerare "sgarri" di alcun tipo. Affiancato dallo zio, Orazio De Stefano, Giuseppe prese sempre più in mano le redini della cosca fino a quando, nel 2004, l’arresto dello stesso zio fece di lui sia il capo indiscusso che uno dei latitanti più ricercati d‘Italia.

Gli anni del comando e l’arresto

Già condannato in contumacia nel 2003 a 30 anni di reclusione per omicidio e ad altri 18 per traffico di stupefacenti, Giuseppe De Stefano continuava la sua vita di latitante conservando quell’abitudine alla quale solo in rarissimi casi i capi mafiosi hanno, nella storia, derogato, ovvero, quella di nascondersi all’interno del proprio territorio sia per oggettivi problemi legati al comando, sia evidentemente per le maggiori risorse in tema di sicurezza, non ultima l’omertà sulla quale poteva contare in una città che ancora al tempo era soggiogata dal potere delle cosche, prima fra tutte quella De Stefano, come ebbero a ribadire nell’occasione sia il commissario Renato Cortese che aveva operato l’arresto, che il questore di Reggio Calabria Santi Giuffré.

L’arresto giunse dopo aver seguito la traccia di tale Giovanni Tavella, che aveva nelle sue disponibilità due appartamenti in Via Eremo Botte al quarto e sesto piano di un immobile. Fedele ancora una volta a certe tradizioni spesso rivelatesi fatali ai latitanti, Giuseppe De Stefano, il 10 dicembre 2008, in virtù del periodo natalizio, venne sorpreso dalla Polizia al sesto piano con la famiglia.

Un altro capitolo per il momento chiuso, ma solo un capitolo di un libro del quale ancora non si intravede l'ultima pagina.

Giuseppe De Stefano nella foto della Polizia e l'immobile dove é stat
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Tag(s) : #Storia e Filosofia
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