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Essere come me, nati il 2 novembre, non è impegno di poco conto. Tanto più che, nato in Italia, da sempre ho dovuto reprimere la stizza che, specie da bambino, mi investiva allorquando, pur essendo al tempo giorno di festa, me ne uscivo di casa incontrando mazzi di bianchi crisantemi trasportati da cappotti neri e da un lento, cantilenante chiacchiericcio che si distribuiva lungo le strade che portavano ai cimiteri. Era ed ancora è rimasto il giorno dei morti. 2nov6La commemorazione dei defunti o meglio, secondo Santa Madre Chiesa l’ufficiale definizione è quella di “commemorazione di tutti i fedeli defunti”, stabilendo così in tal senso un record, ovvero sancendo chiaramente come ci sia morto e morto, diverso non solo per ceto sociale, razza o appartenenza in terra a diversa confessione politica ma, qui, come forse nell’aldilà, diverso per “fedeltà”. Da una parte un sollievo, sono molti meno quelli da commemorare, altrimenti dovessimo tutti ricordare, fedeli e non, minimo, dico minimo, si renderebbe necessaria una settimana di celebrazioni.

Bene, fatto sta che questo mio giorno dei natali era grattacapo non da poco, che quasi imbarazzava chi, pubblicamente, doveva in qualche modo rivolgermi gli auguri. Beffardi e pungenti ricordo, i sorrisetti dei compagni di scuola che nella sguaiatezza dell’infanzia elementare non risparmiavano lazzi e sberleffi. Dovevo provvedere e dimostrare che questo bizzarro destino invece riservava ben più alti e reconditi significati. Sicuramente, nella storia, i nati di quel giorno dovevano avere qualcosa di particolare;  doveva in fondo esserci, un grande, un eccelso, un luminare o un condottiero,  cui poter riferire ed addossare la responsabile colpa o il sacrosanto merito del perché fosse a me toccato di nascere in quel giorno: ero senza dubbio un prescelto e la storia l’avrebbe dimostrato fornendomi tanto di illustri compagni di nascita.

Fu così che iniziò la ricerca a ritroso nel tempo. Immediate furono stabilite regole, opportune quanto meno. Avrei sorvolato sui nati nel secolo ventesimo. Prima ragione perché già c’ero io e più di un eccelso ogni cento anni non si ha memoria che sia esistito, poi,  per una ovvia questione di opportunità non volevo addossarmi né denunce né querele, trovandomi magari con faccia un po’ schifata a rinnegare l’involontaria compagnia di questo o quel figuro che mai al mondo avrei potuto, pur’anche di lontano, apprezzare o farne un esempio da seguire.

Orbene, nell’accingermi a sfogliare non pochi volumi, riviste, siti web, blog e quant’altro potesse illuminarmi, la lista dei nomi  pur crescendo ad una prima raccolta, alle successive revisioni irrimediabilmente si riduceva a termini così minimi che il dubbio di un destino beffardo che avesse voluto giocarmi uno scherzo inopportuno si riaffacciava prepotente a far di me un sobillatore della pubblica festività, un eretico, un apostata, senza che un illustre, un qualsiasi accademico o leader anche di seconda categoria, potesse incontro venirmi affinché auguste o quanto meno popolari eredità potessi vantare. Doveva esserci un mito da poter sbandierare a tutti dimostrando che di scherzo non si trattava ma di scelta per pochi, anzi, rarissimi eletti. Sì, sappiamo tutti che sono le qualità personali che contano certo, ma l’essere nati un insignificante 18 ottobre piuttosto che non un 23 maggio, o ancora un 7 febbraio, ben lascerebbe almeno il pedigree intonso e libero senza che marchio alcuno già prima di vergar le prime note dell’adolescenza, costituisca dazio da pagare, pegno da portarsi dietro fino a quando dovrà essere che sia sì, insomma … la dipartita o come la volete chiamare.

2nov1Il primo nome che la storia mi propone, é quello di Josef Radetzky, maresciallo austriaco nato nel 1766, considerato certo un paladino nel suo paese ma tutt’altra cosa nel mio, quanto meno un tiranno. Ricordo ancora il vecchio sussidiario elementare che lo relegava a feroce nemico che gli eroi (così mi parevano tutti) risorgimentali affrontarono nelle cinque giornate di Milano. Vero è che pochi anni prima aveva ben contribuito a sconfiggere Napoleone ed era trionfalmente entrato a Parigi e questo, più che altro per un mio sconsiderato amore per Enzo Iannacci quando interpretava il “Bartali” di Paolo Conte: “..tra i francesi che s’incazzano .. che le palle ancora gli girano…”, me lo rendeva in fondo simpatico. Ma non potevo certo farne vanto e orgoglio.

2nov5Così la ricerca  si addentrò ancora più lontana nelle pieghe  della storia e mi fece incappare in un pittore. Finalmente! - mi dissi. Ma fu orgoglio presto spento, quando mi apparvero le tele di certo Jean Siméon Chardin che sì era nato il 2 di novembre di un lontano 1699 ma, a ben guardare, oltre delle scene seppur deliziose anche di vita familiare ben poco aveva ai posteri da offrire o almeno da vantare. Eppure, anche lui a suo modo, sembrava intrigarmi quando a ben riguardare la “Fillette au volant” (la ragazza con il “volano”), mi fece ricordare di anni lontanissimi, di mare e di quel gioco, fatto di minuscole racchette e di un “volano” appunto, al tempo costruito con cartone pressato e con vere penne di piccione, comprato ricordo in Olanda nel corso di un epico, al tempo, viaggio con una carovana di roulotte, cammelli europei dell’era moderna che si snodava lungo le nuovissime autostrade d’Europa. E quel volano, ricordo, era tenuto in gran conto perché, vigliacco talvolta il progresso, di lì a breve tempo se ne sarebbero potuti trovare soltanto in plastica, con stampigliato quel “made in Cina” che poi sarebbe divenuto non solo simbolo di copia o di bassa qualità bensì di nuove scelte - spesso forzate -  di una economia che inesorabilmente dava i primi segni di cedimento spostando la propria produzione ove meno poteva costare, anche se talvolta ben altri erano i prezzi da pagare. Ma intanto la mia ricerca stagnava anche se testardamente, scesi ancora più a ritroso nel tempo, potessi - pensavo - almeno ritrovare in un capo tribù qualcuno da potersi menzionare con rispetto.

2nov4Correva l’anno 1431 quando il dì 2 del mese di novembre, venne alla luce a Sighisoara, in romania, tal Vlad III di Valacchia, passato alla storia come Conte Dracula grazie alla fervida verve letteraria di Bram Stoker.

Non era possibile.

E neanche la storia, quella vera veniva in aiuto. Fu sì grande condottiero che almeno lottò lungamente contro il tentativo  turco di espandersi nelle sue terre e da lì nell’Europa tutta ma, ciò nonostante, così inizia la narrazione delle cronache già nel 1499: “…Ecco la storia crudele e terribile di un uomo selvaggio e assetato di sangue, Dracula il voivoda. Di come impalò e arrostì gli uomini e li fece a pezzi come cavoli. Arrostì anche bambini e costrinse le madri a mangiarli. Molte altre cose sono scritte in questo libello, anche sulla terra su cui regnò..”. Una figura piuttosto inquietante che, oltre tutto, ebbe modo di essere bersaglio anche della sottile ironia del Papa - Pio II al tempo - il quale, con apparente distacco, ne indicò le caratteristiche dicendo che “..È un uomo di corporatura robusta e d'aspetto piacente che lo rende adatto al comando. A tal punto possono divergere l'aspetto fisico e quello morale dell'uomo!...”, quasi cancellando ogni e qualsiasi velleità futura del povero Mendel o quanto meno fornendogli uno dei primi eclatanti esempi che mal si sarebbero accomunati alle sue teorie ereditarie.

Insomma non era possibile, uno l’avevo trovato ma come avrei potuto invocarne se non con toni di farsa il nome e le gesta a supportar la mia matrice novembrina? Sembrava quasi un segno, un altro ancora, beffardo del destino.

Avvilito, in parte almeno, decisi che oramai pochi secoli mi dividevano dagli inizi della storia o meglio da quel periodo della storia oltre il quale sarebbe stato impossibile andare se non fondandosi su illazioni, leggende o aperte falsità, stante che le testimonianze scritte iniziavano a mancare.

2nov3Stavo quasi per perder le speranze non lo nego, quando, rovistando tra le antiche pergamene del 1081 mi giunse invero notizia della nascita di tale Hui Zong, anzi, per essere esatti, Sua altezza Imperiale Hui Zong, nella cui biografia, a chiare note, leggevo con grande entusiasmo: “…la vita personale fu segnata dal lusso, dalla raffinatezza e dall'amore per l'arte…. Fu anche un talentuoso poeta, pittore, calligrafo e musicista….”. Non erano da ricordarsi come grandi gesta ma forse, nell’addentrarmi nella sua vita qualcosa avrei potuto scovare che valesse la pena. Ed alfine, forse, nell’apprendere di quanto fu promotore del Taoismo e coscienzioso collezionista e conservatore di libri ed opere d’arte del suo paese, trovai in quel comportamento quella stessa aperta curiosità che mi si addiceva; mi si cuciva addosso così bene che mi indusse a nutrire un simpatico rispetto per il mio erudito compagno di nascita.

E devo dire che il saperlo contornato da ricche collezioni di libri (che già esistevano a quel tempo in Cina) o comunque di manoscritti e di memorie della storia quasi me lo faceva invidiare come se tutto l’impalpabile sapere che oramai elettronicamente oggi vola, seppur  più equo nella sua diffusione, togliesse il piacere fisico del tatto, togliesse il gusto e la fragranza di quell’odore asciutto che emana la vecchia pergamena o la pelle conciata o ancora il crudo fruscio della carta che quasi non cede alla piega cui si é abituata nel riposo di lunghe e silenziose biblioteche che vedo, di una luce diffusa e moderata, avvolte di una maestosità serena, attendermi nel sogno.

Avevo trovato il mio mentore alfine. Non era gran cosa se vogliamo. Non aveva grandi gesta da vantare, anzi, un suo certo ed eccessivo amor per certe forme d’arte quasi me lo rendeva eccessivamente effeminato, tratto al quale non aspiro. Per che farne d’altronde? Ma queste son quisquilie.

Decisi di fermare la ricerca. Il tempo precedente iniziava a riservare date incerte, forniva false tracce ed illusioni. Quello a venire l’avevo escluso, denso com’era di personaggi che sì popolari lo erano, ma la loro vicinanza avrebbe avuto più sapor d’emulazione che non di una ricerca  strutturata e attenta di un insospettabile e antico partenariato.

Forte allora del mio compagno di nascita Hui Zong, certo allora che a me, come a tutti in fondo, è riservata l’opportunità di viver le passioni, quale che sia la data di partenza, quale che sia l’arrivo, senza necessità di condividere speranza, né di attesa, né di obiettivi. Non abbiamo in fondo grandi cose da dirci, grandi verità da svelarci, grandi soluzioni da indicarci. Già tutto è scritto nella passione, nell’impegno, nella volontà.

Oggi è dunque giorno di festa che posso rivendicare con tanto di blasonato pedigree, con tanto di precedenti eccellenti, con tutte le carte in regola dunque. E ad esse aggiungo, qui sotto, le “gru della fortuna” che il mio amico Hui Zong dipinse, anche per me, volteggianti sulla mia casa come su quella di tutti voi.

2nov2

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Tag(s) : #Occasioni
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