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“…Com'è possibile omini [uomini] vivere in scatola?...” (Dersu che si rivolge al capitano Arseniev alla vista, per la prima volta, di una città).

Al comando di una spedizione topografica lungo il fiume Ussuri, il Capitano Arseniev fa conoscenza di un curioso abitante della taiga siberiana, Dersu Uzala. Durante la spedizione Dersu si rivelerà un validissimo aiuto nell’interpretare i segni della natura, salvando addirittura una volta il Capitano da morte certa. Alla fine Dersu, anche perché quasi cieco, in virtù dell’amicizia che si era creata, si trasferirà nell’abitazione del Capitano. Non potendo resistere a vivere in una “scatola”, decide di riprendere la via della taiga, ma un dono del capitano gli sarà fatale. Oscar 1976.

Kurosawa non ha certo bisogno di essere ricordato per la leggerezza della sua poesia, ma questo film esula dalle sue precedenti esperienze, più dedicate all’esame di periodi storici e di tradizioni tipicamente giapponesi.

Dersu è uomo della natura nella quale ritrova i suoi simili che lui chiama tutti “omini”, cattivi e buoni: il vento, il sole, la neve, il fuoco, il sole, la luna. Tutta una popolazione che ordina, dirige e regola l’andamento del tempo. Un andamento al quale è necessario adattarsi, che va ascoltato nei tanti piccoli segnali che odori, brezze, colori e suoni ci trasmettono, come se fosse il nostro telegiornale.

Dersu appartiene a questa società naturale con la quale si confonde in una perfetta simbiosi tanto da intravede negli altri uomini, quelli umani, tanti comportamenti contraddittori, bizzarri e, soprattutto, spreconi e inutilmente cattivi. Addirittura, nei suoi dialoghi con il fuoco, con il vento, nelle sue invocazioni affinché il “cattivo omo” della bufera si plachi, si ritrova un universo panteista che si addolcisce nella pacata sapienza della vecchiaia.

Dersu attende tranquillo la fine del suo tempo, sapendo che tutto viene dalla terra e ad essa deve tornare. Sarà la paura a farlo tornare più umano, quando, accortosi della incipiente ed iniziale cecità si vede privato di uno dei cinque sensi che erano le sue armi, i suoi strumenti, il suo sistema di comunicazione.

Cederà alle pressioni del capitano e andrà a scoprire quella città che rinchiude tutti gli uomini nelle scatole. Sarà la nostalgia per lo spazio infinito della taiga che lo farà ripartire. A tracolla porterà un fucile regalatogli dal capitano. Lungo la strada, per rubarglielo, quegli "omini umani" che mai aveva compreso fino a fondo, gli tolgono la libertà di morire nel suo mondo.

copertina del DVD del film "Dersu Uzala"
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Tag(s) : #Cinema e Documentari
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