“…penso che Dio sia stato creato dagli uomini e non viceversa. Penso che gli uomini lo abbiano inventato per solitudine, impotenza, disperazione....”
Ragione come inno alla Libertà
Anche se nato come risposta al clamore destato in tutto il mondo con il volume “La rabbia e l’orgoglio”, questo volumetto di Oriana Fallaci, "La forza della ragione", ha una sua ragione autonoma di essere.
É l’inizio soprattutto che chiarisce, in modo rigoroso e lineare come la sua scelta di essere “ateo-cristiana” in realtà sia la celebrazione di una ragione riscoperta nelle parole di Cristo che “…riconoscendo il libero arbitrio cioè rivendicando la coscienza dell’Uomo ci rende responsabili delle nostre azioni, padroni del nostro destino […] poiché ove c’è raziocinio c’è scelta, ove c’è scelta c’è libertà, ci vedo un inno alla Libertà…”.
Tutta l’avversità nei confronti dell’islamismo che poi è anche nei confronti della chiesa, ripropone due punti fondamentali. Il primo è che da condannarsi sono le istituzioni che rappresentano tali fedi e il secondo è che tali istituzioni non potrebbero essere diverse perché costruite da uomini il cui Dio “…Penso che l’abbiano inventato anche per debolezza, cioè per paura di vivere e di morire. Vivere è molto difficile, morire è sempre un dispiacere, e il concetto d’un Dio che aiuta ad affrontare le due imprese può dare un sollievo infinito...”.
Ma la Fallaci diffida delle “invenzioni umane” e dei risultati spesso prodotti da esse, come le chiese, tutte.
La forza di questa ragione
Il fascino esercitato dal Cristo è il fascino di chi opera secondo un sillogismo per il quale “…la bontà è intelligenza e la cattiveria è cretineria….”, un Cristo che nel contempo, si comporta da uomo, mite con i pargoli e duro con i mercanti del tempio.
Allo stesso modo con estrema durezza “…Come un uomo tuona contro la schiavitù, e chi aveva mai tuonato contro la schiavitù?!? Chi aveva mai detto che la schiavitù è inaccettabile inammissibile inconcepibile? Come un uomo, in breve, si batte. Si rode, tribola, sbaglia, soffre, certamente pecca, infine muore…”.
Sulla base di questi assunti, è facile poi intuire come la Fallaci arrivi a mettere in evidenza tutti i punti di attrito tra le due culture, la cristiana e l’islamica, tra le quali non potrà esservi mai convivenza, nonché le distorsioni insite in un islam oscurantista e che calpesta le donne.
Ed oggi il pericolo è per la cristianità. Quella cristianità che nulla ha a che vedere con la Chiesa, ma con la parola del Cristo e con la cultura europea che sta commettendo l’errore di accogliere sconsideratamente, di porgere l’altra guancia, errore che, dice Oriana “…incoraggia la cattiveria e che non commetto mai…”.
La verità della ragione forse non é vera ma indiscutibilmente scomoda.
