Il 13 giugno sono stati resi pubblici integralmente tutti e 7.000 i documenti fino ad oggi classificati “segreti” relativi alla Guerra sul Vietnam. I documenti vengono pubblicati sul New York Times e sono disponibili online sul sito archives.gov.
Nel 1971, un analista militare, Daniel Ellsberg, decise di consegnare clandestinamente al New York Times 173 fogli di quel dossier corposo, al fine di rendere pubbliche le reiterate menzogne che erano state “vendute” al popolo americano da ben tre presidenti. I fogli di questo dossier raccolgono tutte le trascrizioni delle decisioni prese in merito alla presenza USA in Indocina.
L’imbarazzo che potrebbero portare questi documenti non riguarda solo ed esclusivamente gli Stati Uniti ma, vista la presenza coloniale della Francia nella zona fino al 1954, potrebbe estendersi all’Europa anche se, in realtà, già dalla sconfitta di Dien Bien Phu e la concomitante guerra in Algeria, molto in Francia è stato chiarito circa quegli eventi.
Di fatto, all’epoca della prima parziale pubblicazione l’effetto fu devastante. Due furono i principali esiti: indussero i primi pesanti dubbi sulla necessità di quella guerra ma, soprattutto, tolsero quella fiducia che fino ad allora il popolo americano aveva avuto nella sua leadership. Non dimentichiamoci infatti che fino al 1961, presidente era stato quel "Ike" Eisenhower che rappresentava l’orgoglio nazionale per una Seconda Guerra Mondiale ed una guerra di Corea, portate a termine con efficacia. L’impatto dunque con le “menzogne presidenziali” fu ancor più devastante perché incrinava anche la posizione di prestigio assunta dagli USA in ambito internazionale.
Tre furono i presidenti a più riprese coinvolti. Il primo, sorprendentemente, fu John Kennedy che, nonostante predicasse durante il proprio mandato l’assoluto disinteresse per tutta la zona, fece invece studiare un accurato piano che prevedeva non solo l’attacco al Vietnam del Nord ma anche l’occupazione del Sud a guerra terminata. Il più “bugiardo” risultò essere Lindon Johnson, non solo perché durante la sua campagna elettorale nel 1964 negò ogni e qualsiasi intervento che non fosse quello di inviare contingenti di “osservatori militari”, ma anche perché iniziarono sotto la sua presidenza i bombardamenti in Laos e Cambogia – sempre negati – dove si rifugiavano i nord-vietnamiti. Nixon infine, che poi fu costretto ad intavolare segreti trattati di pace a Parigi con il Vietnam del nord, da sempre manifestava grande ottimismo per l’esito del conflitto e forse fu l’unico sul quale già si era abbattuta la scure della verità con lo scandalo Watergate.
