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Salito alla ribalta come interprete nella serie “E.R Medici in prima linea”, negli anni ’90, in seguito ha trovato stretti gli abiti dell’attore, iniziando a cimentarsi come regista ed infine come produttore e diventando quindi un protagonista a tutto tondo dell’universo cinematografico.

Gli esordi della produzione

L’obiettivo di aprire una casa di produzione viene raggiunto da George Clooney, oramai affermato attore nel 2001 con il film “Rock star”. Fu la oramai consolidata amicizia con il regista Steven Soderbergh che dette forma al progetto. La casa di produzione si chiamava Section Eight Productions. Dopo appena un anno Clooney debutterà anche come regista con la pellicola “Confessioni di una mente pericolosa”.

L’intersecarsi di questi ruoli e la profonda stima con l’amico Soderbergh, daranno a Clooney la possibilità di sviluppare un cinema abbastanza indipendente e fuori dagli schemi hollywoodiani. Questa sua necessità di autonomia, peraltro evidente anche nella vita privata, avendo preferito eleggere a residenza una villa sul Lago di Como piuttosto che non la solita megaresidenza sulle colline di Beverly Hills, risulterà sempre più evidente nelle scelte sia come produttore che come regista, tanto da assumere anche socialmente e politicamente una ben precisa posizione. Le pellicole prodotte, oltre a quelle dirette, si orienteranno, infatti, con il tempo, verso un preciso obiettivo del tutto in contrasto con la leadership del suo paese almeno fino all’esordio di Obama, anche se il suo sarà sempre un dialogo aperto e non un intervento direttamente polemico stile Michael Moore.

La carriera di produttore

La Section Eight Productions sarà operativa fino al 2006, anno in cui Soderbergh deciderà di dedicarsi nuovamente con tutte le sue energie alla regia. Clooney fonderà allora la Smoke House insieme all’attore-regista Grant Heslov, altro storico collaboratore che lo dirigerà nel 2008 ne “L’uomo che fissava le capre” (ovviamente autoprodotto), il film che più di ogni altro evidenzierà un atteggiamento politico marcatamente antimilitarista, atteggiamento che diventerà addirittura irriverente e sfacciatamente polemico ma mai aggressivo. George interpreta il film che può considerarsi come il risultato di un processo di riflessione sociale e politica avviatasi nel lontano 2001 attraverso la produzione di pellicole che, pur senza clamore, avevano iniziato ad affrontare temi di denuncia sempre con maggiore incisività: “Lontano dal paradiso”, ove la tematica razziale e gay, seppur ancora attuale, emerge in una america anni ’50; “The jacket”, dove il confronto con l’ambiente militare inizia ad emergere, fino ad arrivare a “Syriana” del 2006, film di aperta denuncia contro gli effetti politici e sociali dell’economia fondata sull’industria petrolifera che necessita di massicce importazioni tali da scatenare continuamente conflitti nel mondo. Seguiranno poi “Michael clayton” e “The informant” che, dietro a vicende giudiziarie, affrontano la denuncia contro multinazionali che impiegano sostanze dannose nei loro prodotti.

George Clooney 66ème Festival de Venise (Mostra)
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Tag(s) : #Cinema e Documentari
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