La Grecia oggi rischia una sorta di "occupazione economica", l'ultima di molte. In una occasione soricamente recente seppe opporsi all'inevitabile con coraggio, mostrando spirito di orgoglio e sacrificio. Oggi, alle soglie di una guerra civile, saprà ritrovare coraggio e unità?
Il 28 ottobre in Grecia viene festeggiata la ricorrenza del “NO” che venne dato in risposta all’ambasciatore italiano Emanuele Grazzi dall’allora Primo Ministro Ioannis Metaxas, il 28 dell’ottobre 1940, a seguito di un ultimatum con il quale si richiedeva al governo ellenico il permesso di occupare alcuni punti strategici del proprio territorio. Scadute le 3 ore di tempo concesse con tracotanza dall’Ambasciatore italiano, costui si vide rispondere un semplice quanto categorico “NO” che dette avvio alle ostilità.
Tali ostilità troveranno il loro epilogo nel devastante intervento nazista che, di fronte all'inefficienza italiana, dette una dimostrazione di organizzazione, determinazione ed efficacia, pur nella sua brutalità.
La Grecia annaspava in quegli anni nella sua disordinata e non ben consolidata giovane indipendenza (risalente al 1821, ma in realtà da posticiparsi di una ventina di anni), reduce dalle Guerre Balcaniche e dagli scontri con la Turchia, nonché duramente impegnata ad accogliere il fiume di esuli provenienti dai territori turchi dove le leggi repressive ne impedivano la permanenza. Con una economia ben lontana dall’aver trovato sia equilibrio che un duraturo programma, trovò il coraggio di opporre un “NO” che le sarebbe costato caro, anche se, almeno a parole, era appoggiata dagli alleati francesi e inglesi già determinanti nelle vicende dell’indipendenza.
Quel “NO” divenne simbolo di coraggio, di orgoglio nazionale, di ritrovata unità, di carattere coriaceo. La Grecia venne comunque occupata ma quel “NO” le fece ottenere riconoscimento e apprezzamento in campo internazionale e, negli anni a seguire, seppur passando attraverso alterne fasi di non sempre apprezzabile democrazia, il paese si consolidò, sia per la crescita interna che per il ruolo internazionale assunto nel nuovo scacchiere post-bellico.
Oggi, quel fatidico giorno sembra molto più lontano di quei settanta anni trascorsi. Sul punto di essere travolto dalla drammatica situazione economica dovuta non solo a “complicatissime” ragioni internazionali, ma anche agli scandali interni e alla clientelare gestione degli ultimi venti anni, vediamo oggi un popolo sbigottito, incredulo per dover rinunciare a quell’inizio di benessere che solo da pochi decenni aveva iniziato ad assaporare. Sarà capace questo popolo di gridare forte ancora una volta un “NO” possente a quello che sembra un ineluttabile fallimento, una resa senza gloria?
