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Noto in tutto il mondo per il romanzo “Cuore”, Edmondo De Amicis fu, in precedenza, fecondo giornalista, autore di reportage, tra i quali emerge quello su Costantinopoli.

Negli anni tra il 1870 ed il 1879 De Amicis fu corrispondente di alcune testate giornalistiche, tra cui “La Nazione” e l’”Illustrazione Italiana” per le quali compì alcuni viaggi. Nel 1875 si recò a Costantinopoli ed il reportage che ne seguì rappresenta senza dubbio una piccola perla nella letteratura italiana del periodo. Grazie ad una narrazione che è annotazione accurata e indagatrice e ad una forma elegante che mantiene i toni dell’emozione sempre misurati, il contenuto non scivola mai nella personale suggestione al punto da dimenticare il rigore giornalistico.

Ultimo di una generazione di illustri viaggiatori quali Chateaubriand, Pierre Loti, Lamartine, Maria Wortley Montague, che avevano già narrato di questa intrigante città, De Amicis sembra da essi distaccarsi proprio per l’appassionato quanto rigoroso racconto. La lettura ci immerge sin dalle prime righe in nuovi profumi e sapori, inebriandoci di quel fascino con il quale già al tempo Costantinopoli aveva conquistato l’Europa tutta. Così intorno al brulichio di fez e turbanti di una moltitudine umana che si esprimeva in almeno dieci lingue diverse (“ …essi si parlano a gesti, a occhiate, a colpi di gomito, a mezze parole…”), ecco ergersi, all’ombra dei minareti, le cupole silenziose delle moschee e dei palazzi che aprono le porte a “…quella città nascosta, oscura, piena di meraviglie, tesori e di memorie…..” dove tutto sembra narrare di sultani, harem e giannizzeri, mentre fuori scorrono lente le acque del Bosforo. E ancora, ecco le millenarie mura dell’antica città cristiana che troneggiano imponenti per chilometri lungo la costa, mura che hanno resistito a tutte le sconfitte, testimoni imperiture della storia lungo le quali passeggiare indietro nel tempo. E ancora i cimiteri, che a Costantinopoli diventano testimoni di culture e religioni che lì hanno soggiornato.

Ogni popolazione infine viene descritta nelle proprie abitudini anche con ironia, in particolare le donne, che destano non poca meraviglia: “…lo straniero si domanda, al vedere tutte le donne con quei veli bianchi e quelle lunghe cappe di colori ciarlataneschi, se son maschere o monache o pazze…”, completando un racconto che talvolta diventa romanzo.

Passeranno pochi decenni prima che un cambiamento inesorabile trasformi la città in quella che oggi è la megalopoli di Istanbul, certa del suo straordinario passato quanto incerta di un futuro al quale dare una identità.

Moschea Valide SultanIl corno d'Oro a IstanbulIl Corno d'Oro a Costantinopoli, 1906
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Tag(s) : #Letteratura
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