Ebbene, era il 6 novembre del 1814 quando nacque a Dinant, in Belgio, Adolphe Sax. Figlio d’arte visto che anche il padre costruiva strumenti a fiato, si interessò molto anche di teoria, allo scopo di individuare ed enunciare regole e leggi che avrebbero dovuto e potuto instradare la costruzione di strumenti, in particolare flauti e clarinetti, non più seguendo soltanto - come sino ad allora si faceva - il pregio e la risposta sonora del materiale, ma cercando di regolamentare anche il rapporto tra l’aria contenuta, la dimensione dei fori, la pressione che si creava all’interno dell’involucro e la modulazione possibile del suono che ne scaturiva, oltre al suo timbro ed all’intonazione. In estrema sintesi, riuscì a racchiudere tutte queste variabili in una legge acustica che ribaltava tutti i precedenti presupposti costruttivi: “ …il timbro di un suono è determinato dalle proporzioni della colonna d'aria e non dal materiale del corpo che la contiene…”.
Iniziò dunque, fondandosi su tale enunciazione, la costruzione di
alcuni strumenti a fiato, la cui origine era il clarinetto, strumento che conosceva a perfezione avendo, oltre tutto, ereditato tutta l’esperienza costruttiva del padre, che vennero chiamati
“saxhorns” ovvero “corni di Sax”. Non contento del risultato, continuò nella sperimentazione, tutta tesa a creare una sorta di strumento ideale che
raccogliesse in sé tutte le qualità degli strumenti a fiato, sia della famiglia dei legni (clarinetto), che degli ottoni (corni e trombe).
Il suo fu dunque un lavoro di prove e di misure, di modellazione del metallo, di diametri dei fori e di conicità della canna, fino a che non riuscì, intorno al 1842, ad ottenere una prima famiglia di strumenti, chiamati sassofoni in suo onore, suddivisi in quattro diverse tonalità, soprano, alto, tenore e baritono.
Seppur nell’ambito della musica classica alla quale in cuor suo aspirava
Sax, i suoi strumenti non godettero di grande fortuna. Anche se sin dall’inizio vi fu un grande apprezzamento da compositori quali Berlioz e Rossini, non furono in quell’ambito di fatto mai
impiegati se non in rari brani (Bizet, Halévy, Massenet, Saint Seans fecero qualche tentativo)salvo nella seconda metà del novecento, quando performance moderne e contemporanee che più sono da
assimilarsi alla musica sperimentale che non classica nell’accezione canonica del termine ne inclusero l’utilizzo. In deroga a questa affermazione
forse soltanto la figura di Jean Baptiste Singelée che, nella seconda metà dell’800, compose piccoli concerti e musica da camera per sassofono.
Fu il jazz invece, che riscattò la fine ingloriosa di Adolphe Sax,
morto dopo essere finito in bancarotta e dimenticato da tutti e con le sue creazioni usate saltuariamente nelle bande, specie quelle militari, per l’esecuzioni di marcette e di formali brani da
cerimonia.
Un riconoscimento postumo che personaggi come Charlie Parker, John Coltrane, Benny Goodman e tanti altri dettero a questo sfortunato teorico e inventore, mostrando, con l’improvvisazione e
l’esecuzione di brani di altissimo livello, le capacità musicali di questa famiglia di strumenti. Prima di arrivare a loro tuttavia, per quanto piano
piano, specie negli Stati Uniti lo strumento si fece sempre più strada nelle bande musicali e negli
spettacoli di vaudeville, anche se difficilmente le prime affermate band di jazz, come ad esempio la Dixieland Jazz Big Band, rinunciavano al clarinetto
ed al trombone tra gli strumenti nel loro organico.
Occorrerà aspettare almeno il 1921 e la New Orleans Rhythm King per vedere una band di jazz inserire un sassofono
tra i propri strumenti di base. Da allora il sassofono iniziò realmente la sua fortuna. Dagli Stati Uniti giunse in Europa dove fu immediatamente adottato perché consono ai nuovi
ritmi. Ma fu il jazz e tutta la sua evoluzione che meglio di ogni altro stile musicale ne faranno la fortuna. Il sassofono diventerà storia del jazz così come il jazz sarà la fucina all’interno
della quale questo strumento negli anni si affinerà sempre di più per mostrarsi all’altezza di iperboli interpretative che resteranno nella storia della musica, così come invece, tanti brani,
resteranno nella storia di tutti noi per le emozioni che hanno saputo darci, come il brano qui sotto riprodotto: Take Five.