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"Il mare colore del vino" è una raccolta di 13 racconti, legati dal mare ove tutto sembra ricongiungersi: "...forse [per] l'effetto, come di vino, che un mare come questo produce: non ubriaca, si impadronisce dei pensieri, suscita antica saggezza…".

La gestazione

Sono racconti scritti da Leonardo Sciascia tra il 1959 ed il 1972, ciascuno dei quali mosso da un carattere diverso di quella sicilianità che in Sciascia non risparmia né l’ironia, molto spesso amara, né la denuncia. Questo clima si diffonde con naturale ovvietà di fronte alla imperturbabilità con cui gli stessi accadimenti vengono accolti, celando dietro al silenzio della rassegnazione o ancor più dell’ineluttabilità una convinzione fatta di ignoranza, di credenze antiche, di abitudine alla fatica.

I racconti

In questa raccolta Sciascia, in virtù anche della lunga distanza temporale che separa i vari racconti, compie, nel raccoglierli e pubblicarli, quasi un ritorno alle origini, tanto i toni che li contraddistinguono sono ancora freschi e liberi, non irretiti, come in opere successive talvolta accadrà, dai modi della figura dell’intellettuale impegnato. Tra tutti i racconti, tre sono forse più di altri , rappresentativi. Il racconto “Il lungo viaggio”, in cui, vittime di un inganno, un gruppo di emigrati siciliani, dopo aver raccolto e speso tutti i propri averi, vengono fatti approdare dopo un viaggio per mare di 11 giorni, su una spiaggia, facendo loro credere che si trattasse dell’America, mentre invece era una spiaggia qualunque vicino a Gela, dove dunque l’ignoranza e la miseria sono presupposti e terreno fertile per la beffa, dolorosa e portatrice di altra disperazione.

Nel racconto “La rimozione”, la tradizione si combina con la superstizione, con la religiosità e con la credenza, laddove i due protagonisti, Filomena e Michele, si lamentano, l’una per la rimozione della statua di Santa Filomena non più considerata tale dalla Chiesa, mentre l’altro, parimenti affranto, protesta per la rimozione del mausoleo di Stalin a Mosca, oramai caduto in disgrazia. Ironia ed antichi ingredienti che hanno forgiato la credenza popolare si intersecano per fornirci anche denuncia, pacata ma severa del bisogno di credere per esorcizzare la disperazione.

Il terzo racconto, afferente il tema ed anche il luogo più comune dell’isola è “Filologia”, una erudita quanto esilarante ed amara dissertazione sulla parola “mafia” che così si evolve nel colloquio tra i due protagonisti: “ …Il mafioso vuol esser rispettato […] .Se è offeso non si rimette alla legge, alla giustizia, ma sa farsi ragione personalmente di sé…” dice l’uno, mentre l’altro replica: “…A chi ti dà uno schiaffo porgi l’altra guancia… ti senti in animo di farlo?...”; pronta la risposta: “..A chi mi dà uno schiaffo io gli sparo in bocca…”. Per concludere: “…Bene ci sono fesserie anche nel Vangelo, dunque…”.

da Wikipedia:Creative Commons Attribuzione 2.5 Italia
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Tag(s) : #Letteratura
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