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L’analisi del romanzo manzoniano é l’analisi del Seicento, secolo durante il quale una società oramai obsoleta, vede frantumarsi i valori nei quali aveva creduto, preparando il terreno ad un illuminismo che tuttavia, non dovrà, ebbro di desiderio di uguaglianza e libertà, perdere di vista i valori cristiani.

Il contesto

Non vi è all’interno del romanzo un identificabile contesto né sociale, né geografico, né psicologico, in quanto il vero protagonista è il Seicento, secolo del quale ne diviene affresco realista, critico anche spietato, ironico osservatore. Le classi sociali rappresentatevi sono un poco tutte, dalla miseria più profonda, materiale e morale, sino ai grandi privilegiati, così vissuti per consuetudine e non per merito.

Il romanzo

La storia dei promessi sposi è di fatto spunto per la narrazione ben più complessa e profonda del carattere umano, che viene indagato attraverso i ritratti più vari di eroi, benefattori, vigliacchi, banditi, poverelli, redenti, colpevoli e dubbiosi, che sempre devono rapportare alla provvidenza la motivazione del proprio operato, ora accordandosi ad essa, ora dubitandone, ora dimenticandosene. Ed unitamente a questo aspetto che costituisce l’ossatura morale del romanzo, vi è l’aspetto realistico che raggiunge la sua massima rappresentazione nella vicende della peste, premonitore di una corrente letteraria che ritroveremo poi, in Pirandello e Verga.

I due protagonisti, ma solo apparenti, Renzo e Lucia, in realtà non sono che lo strumento per mostrare come, intorno a loro, ipocrisie, falsità, consuetudine e paura, siano le molle che dettano le regole dell'intrigo. Ecco dunque arrivare i paladini del bene, come Fra Cristoforo, che divengono determinanti per l’epilogo della vicenda. Ed il loro impatto, al pari dei cavalieri del male quali la Monaca di Monza o l’Innominato (per quanto in lui ancora un piccolo seme di dubbio potrebbe teoricamente portarlo alla redenzione), relega i due sposi promessi al ruolo quasi di spettattori, figli di una casta sociale senza diritto alcuno, tanto che sembrano vittime di un burattinaio, manipolate ora dal potere, ora dalla provvidenza stessa, al pari dello sciagurato Don Abbondio. Ma il Manzoni vuole di questo romanzo un lieto fine e lo si nota per come ogni qualvolta la speranza sembra svanire, un avvenimento inatteso, un piccolo miracolo, sia capace di ridonare la forza per credere. E la soluzione alfine per celebrare questo matrimonio diviene la soluzione per risollevare le sorti di una società che ha fatto il proprio tempo, che è marcita nelle proprie regole di falsi privilegi e di ingiustizia, ultimi segni di un retaggio medievale che è lontanissimo rispetto ai fermenti che oramai l’europa illuminista sta diffondendo. Fermenti che il Manzoni fa opportunamente suoi in quanto gli permettono di riaffermare come valori cristiani, quello di libertà, di uguaglianza e di giustizia.

I bravi incontrano Don Abbondio, ristampa di  illustrazione del 1840
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Tag(s) : #Letteratura
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