La storia del diritto italiano é lo
specchio dell’evoluzione storica e sociale del paese. Con l’aggregarsi delle popolazioni e la nascita delle prime comunità, si impose l’assunzione di regole che, sotto il nome
di “legge”, venissero rispettate da ogni individuo che volesse appartenervi. Le prime testimonianze risalgono alle “ mores ” o “ lex
regia”, risalenti alla fondazione di Roma, seguite dal primo documento di cui si ha traccia riportata da Cicerone e Livio, ovvero le “Leggi delle
XII tavole”.
Con il crescere della potenza di Roma anche gli studi di diritto si moltiplicavano per la continua necessità di adeguarsi ai sempre più vasti
territori e popoli da amministrare. Fra tutte, le “Institutiones” di Gaio sono forse l’unica opera completa giunta fino ad oggi in originale,
compresa una sua parziale riedizione, la “Epitome Gai”, che fu riprodotta in epoca successiva all’impero.
L’epoca romana però ci riserva,
proprio all’inizio del suo declino, l’opera dell’Imperatore Giustiniano che a partire dal 533 fa pubblicare il “Corpus iuris civilis” ovvero una
nuova integrale costituzione che riformula tutto l’ordinamento civile dell’impero. Tale corpo giuridico, seppur con successive modificazioni, venne adottato e ripreso fino a tutto il 1200.
La
storia del diritto medievale ci conferma che erano stati ripresi dal diritto romano taluni principi fondamentali, adattandoli alle esigenze delle nuove società createsi dopo le invasioni
barbariche. Il passaggio dal Medioevo all’Età Moderna vede l’Italia perdere il suo posto di preminenza all’interno dell’Europa, smembrata in tanti staterelli e praticamente la storia del diritto
moderno é una storia europea. Infatti lo studio del diritto subisce una battuta d’arresto se non per particolari branche quali il diritto canonico che servirà, più che altro, a mantenere
inalterati i privilegi della Chiesa.
Dalla fine dell’età moderna, con il termine dell’assolutismo e l’avvento illuminista, la figura dell’individuo torna ad essere centro dell’attenzione e così lo studio del diritto. Sull’onda della rivoluzione francese, vi sono i primi tentativi di modifica di un diritto che era rimasto, come concezione, ai tempi del tardo medioevo. Il “Codice Napoleonico” viene immediatamente preso ad esempio, ma sarà soltanto dopo l’unità che potremo tornare a parlare di una scuola italiana oltre che di un nuovo ordinamento. Nel 1865 viene adottato dal governo il “Codice Pisanelli” , di fatto un riadattamento del codice francese con un'unica eccezione per quanto riguarda il diritto penale ove venne tenuto in gran conto il codice di Leopoldo Granduca di Toscana. Nel 1890 il “Codice Zanardelli” rivisita sul modello toscano tutto il diritto penale italiano. Il Codice Civile odierno, summa dell’applicazione del diritto, venne emanato nel 1942 e comprende sia il diritto pubblico che il diritto privato ovvero il rapporto cittadino-stato ed il rapporto fra i cittadini.