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Siamo nel 1572 ed in Danimarca, l’astronomo Tycho Brahe, riuscì a convincere il re di Danimarca e Norvegia, Federico II, che l’universo era organizzato in un sistema secondo il quale la terra era immobile e il Sole gli girava intorno, mentre tutti gli altri pianeti a loro volta, giravano intorno al sole.

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A nulla valsero le insistenze di Keplero che in ogni modo tentò di ricondurre Brahe a più saggi consigli spiegandogli come invece la teoria che tutti i pianeti girassero intorno al Sole fosse oramai da ritenersi consolidata. La teoria di Brahe non era comunque scarsamente argomentata ed aveva inoltre il grande vantaggio di mettere la Terra al centro dell’universo, cosa che era in perfetto accordo con le Sacre Scritture e di conseguenza con il cristianesimo, di cui il re Ferdinando era fervente seguace. Le sue osservazioni poi sulla costellazione di Cassiopea, che dimostrò essere molto lontana dalla terra poiché altrimenti sarebbe cambiata la sua posizione con il movimento, rispetto allo sfondo delle stelle più lontane, lo consacrò come insigne astronomo alla corte danese.

In riconoscimento al suo lavoro scientifico, il re finanziò il progetto di un castello-laboratorio che Brahe  ideò e progettò. Venne costruito a partire dal 1576 sull’isola di Hven e prese il nome di “Uraniborg”, ovvero città di Urania. Brahe vi risiedette fino al 1597, anno in cui lo dovette abbandonare per dissapori sorti con il nuovo re, dissapori tali che lo costrinsero a trasferirsi a Praga dove gli fu messo a disposizione un altro castello ove proseguì la sua attività fino alla morte.

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Uraniborg era in realtà un castello che sembrava fosse nato da una fiaba, sia per la costruzione che per i giardini che lo circondavano anche se, al suo interno, non vi erano saloni per feste ma principalmente laboratori e strumenti sia per lo studio dell’astronomia che per lo studio dell’alchimia. Oggi il luogo è in restauro in quanto l’antico castello venne distrutto poco dopo che Brahe cadesse in disgrazia con la corona danese. Ciò che era fantastica era l’architettura, che era riuscita a coniugare le esigenze scientifiche con linee ben modellate e tali da creare un insieme  dal gusto orientaleggiante.

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Il castello con il giardino ed i suoi padiglioni per gli strumenti d’osservazione doveva inizialmente essere circondato da un muro ma poi fu optato per fare una sorta di terrapieno che tutt’oggi ne fa intravedere la sagoma, sagoma che prevedeva i suoi quattro vertici rigorosamente orientati verso i punti cardinali. Il corpo centrale, realizzato su due piani, pressoché interamente edificato in mattoni rossi, comprendeva all’esterno un folto susseguirsi di torri (molte delle quali con il tetto mobile per l’osservazione della volta celeste), torrette e balconi, atti tutti al posizionamento degli strumenti di osservazione e il calcolo. brahe2Primo fra tutti gli strumenti il grandissimo quadrante da parete, il "Quadrans Muralis". L’orientamento dell’edificio era ovviamente consono all’osservazione migliore per quelle latitudini e le stanze interne, ad esclusione di librerie, laboratori, stanze per gli studenti ed ambienti di servizio, comprendeva solamente una grande stanza destinata al Re, una grande cucina ed un’altra ampia stanza per Brahe e la sua famiglia.  La pianta del castello era essenzialmente costituita da un quadrato centrale di 15 metri di lato e due semicerchi ai lati, sagoma che poi mal si distingueva per la ricchezza delle strutture esterne collegate. Nel giardino inoltre, erano disseminate numerosissime qualità di piante necessarie agli studi di alchimia nei quali Brahe si dilettava, studi che interessarono per un lungo periodo della sua vita anche i metalli. Brahe infatti era conosciuto anche come “l’uomo dal naso d’oro” per il fatto di aver subito in epoca giovanile un fendente di spada che gli causò una orribile amputazione alla quale, pare, cercasse insistentemente di porre rimedio con protesi realizzate nei più svariati materiali. Restano della sua attività molte pubblicazioni ma soprattutto quel fantastico e sognante progetto di castello che, unitamente ai modernissimi strumenti che perfezionò ed impiantò nel giardino, rendevano questo luogo più degno di un sogno che non assimilabile all’ìconografia che legava gli studiosi del tempo, raffigurati spesso in luoghi spogli, disadorni, o immersi in letture di pergamene e di antichi volumi, su tavoli ingombri di strumenti d’ogni sorta e fattezza.

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Negli anni successivi, poco distante venne inoltre costruito un ulteriore luogo di studio e di osservazione, chiamato Stjerneborg, quest’ultimo destinato unicamente alla sistemazione di enormi strumenti oltre ad un locale che era addiritura scavato nel terreno per non impedire la visuale durante la rotazione degli strumenti stessi, come fosse una scientifica dependance del laboratorio principale, non solo per l’uso che ne veniva fatto quanto, anch’esso per il gusto, almeno quello iconografico, con il quale ci è stato riportato.

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Tag(s) : #Storia e Filosofia
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