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Complice il post di un amico, non un reticente ignorante come me, ma uno che é ben cosciente di questa valanga di dati che ogni giorno ci troviamo a fronteggiare oramai proveniente da ogni e qualsiasi attrezzo sia dotato di un apparato elettrico e di qualche nanogrammo di silicio, leggendo quanto aveva voluto sottoporci, per quello strano meccanismo apparentemente nuovo ma in  realtà quasi biblico (cfr. pani e pesci) per cui da una notizia, in base alla regola della condivisione, miracolisticamente sembra ve ne siano migliaia e migliaia quando invece tutte meno una non sono che copia della solita fonte, apprendo che forse, una pausa, un momento di riposo, sarebbe da considerarsi seriamente. hammam5Tanto seriamente che proprio il post che mi sottoponeva,  era relativo ad una mostra allestita a Berna al Museo della Comunicazione, dal titolo emblematico, “Comunicare nuoce” (tra l’altro aperta fino a luglio 2012). In tale contesto, una delle sale (qui accanto in foto) mette in evidenza attraverso un emblematico allestimento, come ogni essere umano, per venire a conoscenza di tutti i dati giornalmente immessi sulla rete dovrebbe leggere ogni giorno l’equivalente di 12.000 volumi.  E siccome le domande che sono sorte spontanee riguardano il perché di questa improvvisa, onnivora e smisurata curiosità per cui si debba “legger” tutto, nonché la diversità dei dati perché se valido è il meccanismo della “condivisione”, probabilmente occorre fare una severa e consistente scrematura delle “copie” annotando che i dati reali probabilmente sono molto, molto inferiori, mi sono d’un tratto sentito a lui vicino in questa necessità di relax e di pacata riflessione.

hammam4Dove allora, senza scomodare pratiche complesse o riti filosoficamente dimostrabili solo per fede, se non in un tradizionale, vecchio, quanto tranquillo e mentalmente rilassante hamam? Vero è che la cultura nostra vorrebbe più ci rivolgessimo alle Thermae con il tepidarium, il calidarium ed il frigidarium, ma è anche vero che tale prassi si è persa nella sua accezione di pausa rilassante, lasciando il posto alle terme odierne dove prevalentemente si va per questioni curative o a luoghi aperti come Saturnia ove tutto regna meno che la religiosa tranquillità di un hamam. Non è così infatti negli hamam dove tutt’oggi si va perpetuando una tradizione oramai millenaria. Hamam, è nome proveniente dall’arabo hammam, ovvero “acqua calda” e si dice, ma forse è solo una versione addomesticata per la cultura latina, che prese origine dalle Thermae romane sviluppandosi poi in tutto il medio oriente e nel nord Africa fino alla Spagna contestualmente all’espansione dell’Islam, per quanto in realtà già gli Egiziani, che forse sono i veri promotori di questa meraviglia, avevano locali ove utilizzavano il vapore per rilassarsi e purificarsi.  Al piacere del lungo bagno e del relax, inoltre, nella cultura islamica si univa anche l’esigenza religiosa che prevedeva di effettuare le rituali abluzioni prima della preghiera. Ciò impose la presenza il più possibile diffusa dell’acqua nelle città e due erano i luoghi deputati: il cortile della moschea ed il bagno pubblico, l’hamam.

Gli hamam erano diffusi in tutti i quartieri e ve ne erano di adeguati a tutti gli strati sociali del mondo islamico, differenziandosi solo per la ricchezza degli edifici e delle vasche, per i decori alle pareti, spesso finissimi mosaici realizzati anche con tessere d'oro, o maioliche che creavano arabeschi fantasiosi, secondo la migliore tradizione delle Mille e una notte,  nonché dei servizi che comprendevano spesso locali destinati al ristoro ed alla preghiera visto che vi era l’uso di trattenervisi anche tutto il giorno. Così come potevano essere stanze spoglie, con pavimento e pareti in cemento appena lisciato, dove tuttavia veniva a ricrearsi a stessa magica atmosfera dei luoghi sfarzosi. L’hamam diveniva dunque luogo ove non solo ci si poteva dedicare al benessere fisico (non tutti avevano nei secoli scorsi il bagno in casa, e non solo in Oriente) e mentale, ma dove era possibile anche svolgere vita sociale. hammam3

Molti sono i racconti a noi pervenutici anche da viaggiatori occidentali per i quali già nei secoli passati l’hamam era luogo da visitarsi inderogabilmente al pari di un monumento o di un museo. All’entrata si viene accolti ed indirizzati verso lo spogliatoio dove si lasciano gli indumenti per venire dotati di zoccoli in legno e di un asciugamano.  Poi, così ad esempio ci narra Theophile Gautier, francese, a metà dell’800: “… si viene rivestiti  [...]dalle reni alle caviglie da una pezza di ghinea sistemata come il perizoma delle statue egiziane….”, dopodichè si passa nei locali dove l’acqua è leggermente calda e la temperatura non troppo elevata per permettere “…di abituare i polmoni all'ardente atmosfera della terza sala…”, prima di accedere fino a giungere nell’hararet, ovvero la sala del bagno dove si viene stesi su una superficie calda, massaggiati e frizionati da personale addetto, che spesso utilizza un guanto di crine “...in modo da condurvi il sangue alla pelle, senza tuttavia scorticarvi e senza farvi il minimo male, malgrado l'apparente durezza che egli impiega in questo esercizio…..quindi attinge dal bacile con una ciotola di rame diverse scodellate d'acqua tiepida che vi spande sul corpo...poi vi riprende e vi pulisce col palmo della mano nuda, portando via lungo le vostre braccia dei rotolini grigiastri, che sorprendono non poco gli europei convinti della loro pulizia…”. hammam2La sensazione è di tale rilassatezza che, come il Gautier stesso ci riporta: “…...rimasi lì circa un'ora, in una sorta di torpore sognante e quando uscii ero così leggero, così rinvigorito, così sciolto, così rimesso in sesto che mi pareva che gli angeli del cielo camminassero al mio fianco…”. Non da meno fu la descrizione, non molti decenni dopo, dell’italianissimo De Amicis che, alla fine del trattamento, ricorda nel suo reportage: “…mi mettono un cuscino ricamato sotto la testa, una coperta bianca addosso, una pipa in bocca, una limonata accanto e mi lasciano lì fresco, leggero, odoroso, con la mente serena, col cuore contento, con un senso così puro e giovanile della vita, che mi par d'essere nato allora, come Venere, dalla spuma del mare e di sentirmi frullare sopra la testa le ali degli amorini…”. Rientrati dunque nella sala più tiepida, lì si rimane perduti nel proprio relax, nelle proprie meditazioni o nella conversazione che mai deve essere tale da disturbare l’altrui piacere. Gli hamam sono ovviamente separati tra uomini e donne (salvo certi surrogati turistici) e se anche oggi ovviamente la frequentazione è notevolmente diminuita sono fioriti invece in occidente sull’onda di certe mode (come qualche decennio fa lo erano le saune nordiche), tanto che ne sono sorti anche in Italia.

hammam1

Luoghi dedicati ai trattamenti del corpo, al cosiddetto mercato del benessere, non certo luoghi che possiamo rivendicare appartenenti ad un senso culturale, tradizionale, così come ad esempio lo ricorda Irgan Orfa in un suo romanzo, “La famiglia turca” allorché, a cinque anni (siamo all’inizio del ‘900), per la prima volta, vi venne accompagnato dalla nonna. “… (la sala da bagno) .. era una stanza molto ampia ma, poiché era riservata all’uso privato, c’era una sola grande Kurna, o grande vasca,  […] il lavarsi rappresentava la parte peggiore della visita all’hamam perché Feride (la governante) non aveva nessuna pietà di me e mi insaponava dalla testa ai piedi per tre volte […] si metteva nella mano destra una specie di guanto di spugna vegetale con il quale strofinava e impastava il mio corpo finché brutti pezzi di sporco nero non venivano riportati alla superficie quasi sanguinante ed eliminati  […] e quando credevo che il peggio fosse passato, riempiva più volte la coppa d’argento con qualcosa che a me sembrava praticamente bollente e me la gettava sulla testa e su tutto il corpo finché, alla fine, non emergevo dolorante, pieno di formicolii dappertutto e rosso come un’aragosta…”. Ma ben più lontane sono le testimonianze sparse in tutto il medio-oriente ed in tutti quei territori che subirono l’influenza islamica. Così a Rodi ad esempio dove ancora nel centro storico vi è un antichissimo hamam, o in Spagna a Granada, o in Marocco, dove recentemente è iniziato il restauro di un antichissimo hamam dalle pareti parzialmente ricoperte di mosaici dorati nella Medina di Fez, o in Egitto dove nei momenti di maggior splendore ve ne erano ben 360, oggi ridotti a soli 6-7, anche se molti erano ancora in uso fino a metà del ‘900. O ancora il recentemente restaurato hamam Ammuna a Damasco, risalente alla dinastia degli Ayubbidi, quindi al 1100-1200.

L’hamam è dunque simbolo non solo di tradizione ma anche di cultura. In virtù del ruolo svolto di antico “social network” ove, specialmente le donne, potevano trovare momenti di scambio e di socialità, ha resistito nel tempo proprio perché assolveva a questo compito di agorà discreta, ove si poteva confidare nella tranquillità più assoluta ciò che spesso, in pubblico, o anche in famiglia, vincoli anche religiosi, vietavano. L’aspetto più strettamente legato al benessere fisico, certo da non sottovalutare per i suoi miracolosi effetti è però di fatto l’unico che l’occidente può carpire fino a fondo, impossibilitato a penetrare quel senso magico di storia quotidiana e secolare che nell’immaginario si percepisce e da occidentali ci attrae, ma che non può appartenerci, per l’incomprensione di tanti particolari che con il tempo avevano sostituito la meccanicità del gesto, con la ritualità e l’ancestralità del ricongiungimento, nel tepore e nella morbida foschia del vapore, con l’origine della vita.

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Tag(s) : #Occasioni
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