Una piccola saga, suddivisa in due episodi, dove Jim Carrey, mette a dura prova la propria contorsionistica e surreale mimica con il mondo degli animali. L’esagerazione gestuale ed il grottesco delle situazioni non sono sufficienti stavolta a ricomporre gli ingredienti che avevano fatto di “Mask” una esplosiva novità.
“Ace Ventura: l’acchiappanimali”
Pellicola del l994, viene prodotta pochi mesi dopo l’uscita di “The mask”, cavalcandone dunque l’onda positiva del buon successo. La storia stavolta è veramente minimale e tutto è affidato all’estro del protagonista. Ace Ventura è un detective specializzato nel ritrovamento di animali. Stavolta il compito è, quanto meno per il pubblico statunitense, delicatissimo e carico di suspence: alla vigilia del Superbowl, viene rubata la mascotte ad una delle squadre. Trattandosi di un delfino, Ace diviene lo specialista per eccellenza a cui affidare il caso.
Forse nessuno, né il regista né la produzione né forse Carrey stesso avevano compreso che il successo di Mask era dovuto anche alla storia che aveva un certo spessore ed al riuscitissimo tentativo di transitare dal mondo dei cartoons a quello della realtà e viceversa con un’elastica semplicità che lasciò, all’epoca anche sbalorditi. L’acchiappa animali è lo sforzo disperato di emulare grottescamente linguaggi e comportamenti animaleschi, infarcendo l’azione con una comicità di basso livello. La mimica inoltre, troppo spesso rivolta verso la macchina da presa, sembra una forzata vetrina di esercizi maxillo-facciali.
“Ace Ventura – Missione Africa”
La prima missione di Ace Ventura negli Stati Uniti, nonostante tutto, riuscì ad avere un minimo riscontro positivo dal botteghino, tanto che, l’anno successivo, venne proposta una ancora più incredibile e complicata avventura del nostro detective specializzato. Anche stavolta la trama è molto essenziale. In "Missione Africa" si tratta infatti di ritrovare un raro esemplare di pipistrello bianco, onde evitare lo scoppio di una guerra tra due tribù essendo, il mammifero notturno, sacro per una delle due.
Parzialmente certe manchevolezze del primo episodio trovano qui un correttivo efficace. Per quanto i dialoghi, a parte il tormentone dello “stràfico”, che per qualche tempo verrà adottato dal vocabolario degli adolescenti, siano sempre al limiti della governabilità, la mimica di Carrey si ripresenta prepotente e gestualmente disarticolata, tanto da sfidare le leggi della fisiologia al punto da farlo apparire un invertebrato cartoon. Talune scene riportano ad un’immediata comicità, quali ad esempio l’incontro con le scimmie o talune mimetizzazioni ed emulazioni che per quanto esageratamente inumane, risultano positivamente sconvolgenti per la loro attendibilità, al punto che, oltre al pubblico, il mondo animale stesso sembra risultarne sorpreso. Una pellicola che dunque in parte rivaluta un Ace che non era proprio partito con il piede giusto, testimonianza ulteriore che anche l’esagerazione è sostenibile solo se accompagnata da qualità interpretativa e da buon gusto.
