Attrice eclettica, che da un consacrato ruolo di protagonista di commedia anche drammatica, ha saputo calarsi nel ruolo di sex symbol per poi, in qualità di produttrice, approdare a più impegnative tematiche sociali, anche se non sempre con il plauso consensuale di pubblico e critica.
Gli esordi e l’affermazione
Reduce da una infanzia senza dubbio difficile, incarnando quello stesso spirito che la muoverà nella figura di “Soldato Jane”, Demi Moore, iniziò la sua carriera cinematografica dopo aver, per la prima metà degli anni 80, girovagato tra cinema e televisione, da una particina all’altra, senza trovare una vera ispirazione artistica che potesse farla decollare. Sarà con il film “Non siamo angeli”, del 1989, girato al fianco di De Niro e di Sean Penn che inizierà ad essere convincente interprete ed affermata attrice. L’anno successivo sarà quello della consacrazione tra le star del cinema.
Una star
Sarà il pubblico più che la critica, nel 1990, a riconoscere in lei una star, per la sua interpretazione di “Ghost”, commedia romantica dove emergerà anche, prepotentemente, una certa sensualità che successivamente sfrutterà in maniera adeguata ed esplicita. Il suo carattere ribelle ed eclettico iniziò a manifestarsi infatti proprio in quel periodo, allorquando apparve in una serie di scatti su Vanity Fair, nuda e incinta di otto mesi, dando inizio alla nascita di un personaggio che presto avrebbe sostituito la figura romantica incarnata in “Ghost”, con una figura dalla sensualità sempre più intensa, poi torbida e travolgente e infine senza freno.
Questi passaggi scandiranno l’uscita delle pellicole più importanti della sua carriera. Di due anni dopo infatti “Codice d’onore”, a fianco di Tom Cruise, film nel quale, seppur nei rigidi canoni di una trama poliziesca e negli ancor più angusti panni di ufficiale di marina, inizia a mostrare una personalità sicura del proprio fascino che inizia ad usare, anche se fuggevolmente, con sempre maggior consapevolezza. Sarà in “Proposta indecente”, del 1993, al fianco di Redford che la sua sensualità raggiungerà la più matura e completa manifestazione. Un fascino che unitamente alla consapevolezza, riuscirà a mantenere la freschezza di gestualità innocenti senza dare l'impressione di essere uno strumento sapientemente utilizzato. Questo delicato equilibrio si infrangerà, drammaticamente anche, in “Striptease”, film del 1996 dove l’esuberanza fisica ed il gioco sensuale e sessuale si fanno espliciti interpreti di una storia squallida oltre che di mediocre spessore. Palesemente osteggiata dalla critica che intravede in tutto questo solo un escamotage pubblicitario, osannata dal pubblico maschile che la proclama nuovo sex symbol, Demi Moore con questa pellicola raggiunge l'apice della celebrità. Nonostante raggiungesse cachets milionari, la critica la condurrà a ridurre la sua presenza sul set a vantaggio di un nascente ruolo di produttrice tutt’oggi in piena attività.
