“La parte del mondo che parla inglese è divisa in due: quelli che hanno letto Il Signore degli Anelli e Lo Hobbit, e quelli che stanno per farlo” (Sunday Times,1955).
Da un punto di vista letterario, il più grande obbiettivo raggiunto da Tolkien, con “Lord of Ring”, è stato quello di valorizzare l’epica medievale da sempre intesa come mera celebrazione di gesta eroiche, non solo dilatandola nella dimensione della fiaba e dell’immaginario, ma connotandola di elementi etici e cristiani che raccontano la storia dell’uomo, della sua libera scelta e dell’eroica vittoria dell’umiltà sulla prepotenza.
La saga si divide in 3 libri, “La compagnia dell’anello”, “Le due torri”, e “Il ritorno del Re”, e l’intera saga, a sua volta, trova nelle 6 consistenti appendici e soprattutto ne “Il Silmarillion” e in “The History of Middle-earth”, opere postume di Tolkien, molti elementi che identificano il contesto spazio-temporale ( La terza era nella Terra di Mezzo) in cui si svolge tutta la vicenda, nell’universo di Arda. Fu, infatti, durante la Seconda Era che i fabbri elfici forgiarono i magici anelli del potere, mentre Sauron, l’Oscuro signore del male ne forgerà uno in gran segreto capace di comandare sugli altri. Dalla perdita di questo potentissimo anello e dal suo ritrovamento, in casa dello hobbit Bilbo, da parte di suo nipote Frodo Baggins, parte tutta la vicenda che lo vedrà, piccolo e fragile, colmo di tutte le umane (ed inumane) fragilità, combattere la impari lotta contro il signore del Male per la salvezza del mondo. In questo contesto, la meticolosa narrazione ci catapulta in un mondo ove la natura tutta, secondo i canoni della fantasia, mostra per ogni suo elemento capacità prodigiose, consegnando ad animali, vegetali e minerali, proprietà ben lontane dalla realtà, ma tali da affascinare e irretire il lettore. Da citare ad esempio (molti sarebbero gli episodi da menzionare), per la sapiente grazia e poeticità che accompagna la narrazione, la corsa di Frodo e Sam, oramai esausti, a cavalcioni su uno degli alberi "viventi" della foresta di Barbalbero. Altri saranno gli elementi della natura che di volta interveranno, ora crudeli e spietati, ora colmi di saggezza e compassione, creando una completa simbiosi con i protagonisti umani. Il bello di tanti scenari e protagonisti, umani e non, necessariamente implica la bruttezza nera di mostri dalle mille fattezze che, tuttavia, mai scivolano nelle plaghe dell’horror e del macabro. Anzi, saranno le paure e i sentimenti, quelli intimi e incontrollabili, che diventeranno i mostri più potenti da combattere secondo un meccanismo che rende attualissima ed umana tutta la vicenda alla quale non mancherà un lieto fine, doveroso per la sua carica di umana speranza, ma non scontato.