Prima versione del romanzo di Roald Dahl “La fabbrica di cioccolato”, la pellicola, girata nel 1971, risente molto dell’effetto Disney che non necessariamente la rende fedele al libro.
Il DVD
Il film "Willy Wonka" in italiano, il DVD, (Blu Ray) da non molto sul mercato, è una vera fonte di simpatici optionals e arricchimenti. Ai consueti commenti, trailers, commenti tecnici e curiosissimi filmati di backstage, si aggiunge la possibilità di eseguire in versione karaoke molti brani della celebre colonna sonora per la quale ottenne, al tempo una nomination all’Oscar.
La vicenda da tutti conosciuta anche grazie al recente remake del regista Tim Burton, interpretato da Johnny Depp, "La fabbrica di cioccolato", è quella di Willy Wonka, proprietario della fabbrica di cioccolato omonima che sceglierà l’erede delle sue fortune fra cinque fortunati vincitori di un biglietto d’invito presso la sua fabbrica.
Il film
L’istinto ci porterebbe a fare un confronto tra le due versioni, quella del 1971 e la seconda, del 2005 ma, oltre che fuorviante, alla fine non potrebbe che farci concludere che i trent’anni intercorsi tra le due versioni si avvertono tutti, in quel cambiamento di sensibilità che inevitabilmente segna ogni passaggio generazionale. Ciò che invece è di nostra pertinenza è l’approccio del regista Mel Stuart a un romanzo a quel tempo da considerarsi contemporaneo, in quanto pubblicato nel 1964. Il film godette della sceneggiatura realizzata dall’autore stesso del romanzo che, per quanto alcuni discordino, fa trasparire una fedele attinenza con la vicenda scritta. Probabilmente il ritmo da musical e una certa inflessione verso la poeticità e il lirismo tipici della fiaba disneyana, incidono in maniera forse eccessiva laddove nel romanzo Wonka appare più ostico e ostile e la povertà del mondo di Charlie ben più realistica. Il finale stesso dove Wonka prolunga il suo abbraccio a Charlie, incede verso un lirismo che nel romanzo non traspare. La fantasia inoltre non appare nella pellicola come una sorta di muro protettivo dalla realtà, ma si limita a giustificare l’estroversa bizzarria di Wonka, sul cui velato cinismo si cerca di glissare, complice un ottimo Gene Wilder che lo interpreta, velando tante affermazioni di sottile ironia. La morale che nel libro appare evidente e al contempo amara, ovvero che l’infanzia soffre degli stessi vizi dell’età adulta, viene qui mitigata giustificando la capricciosità degli intervenuti, solo con un difetto d’educazione dovuto dunque più a adulte responsabilità che non ad una perfida natura. Ma tali apparenti distanze dal libro si ricongiungono poi in una più ampia lettura là ove si premia, almeno nella fantasia, quelle virtù che invece la realtà mostra perdenti, sconfitte proprio da quei vizi che Wonka, un poco deus ex machina, riesce a punire.
