Storia di un’arte che oggi è moderna, domani classica, fino a quando si perderà nei ricordi di un medioevo lontano.
Con Arte Moderna si può identificare, tra le molteplici ipotesi, quel periodo storico tra la presentazione del quadro “Colazione sull’erba” di Manet nel 1863 ed il 1965 quando Kosuth presentò la sua “Una e tre sedie” durante una mostra sull’arte concettuale, dando avvio a quella che oggi viene definita arte contemporanea.
Certamente l’Impressionismo costituì la corrente che segnò l'inizio dell'arte del '900. Le innovazioni cromatiche e la tecnica fatta di pennellate generanti un'impressione di insieme, la “percezione dell’attimo”, la distinguono nettamente dalle correnti precedenti dove ancora il particolare, il rapporto con la realtà, erano elementi vincolanti. Autori come Monet, Degas, Sisley, Renoir, Cézanne, Pissarro dettero vita a quell'utilizzo del colore che non sarà più in rapporto con la realtà oggettiva, ma interpretazione dell’io artistico e che aprirà la strada alle esperienze degli inizi del novecento. Scaturiscono nel frattempo dall’Espressionismo correnti come il Fauvismo, il Cubismo ed il Puntinismo, tra i cui interpreti troviamo Van Gogh, Cézanne e Seurat. Ma sta per esplodere il novecento che porterà a quella “nuova oggettività” che promuoverà artisti quali Kokoschka, Modigliani, Munch, Kirchner, Kandinskij, Klee. Un'autentica rivoluzione era inziata e colori, sentimenti e forme sembravano tutti alla ricerca di nuove regole espressive, di nuove verità che non fossero quelle, oramai sterili, che l’oggettiva realtà proponeva. L’arte inizia ad ocuparsi da una parte di realtà soggettive diventando anche criptica talvolta, dall’altra penetra nella realtà sociale, diventando strumento di denuncia. Autori come Kollwits, Viani, Dix, Grosz, introducono con forza alle tensioni che nella prima metà del novecento porteranno agli estremistii provocatori del Futurismo, del Dadaismo, della Bahuaus, del Surrealismo, del Suprematismo e della Pittura Metafisica. I “distinguo” da fare sarebbero molteplici, ma autori come Picasso, Bracque, Gris, Boccioni, Balla, Duchamp, De Chirico, Carrà, Ernst, Dalì, Mirò, Magritte, Malevič, divengono non solo avanguardisti, ma anche testimoni attenti della propria epoca. Analogamente agli eventi pittorici, molte correnti interagiscono con altre arti e gli stessi artisti si propongono allargando le proprie esperienze a molteplici forme espressive. Alle arti canoniche, quali scultura e pittura, vi si aggiungono l’architettura, la danza, la letteratura. Ma la vena artistica ritrovata sembra non esaurirsi e trovare nuova linfa non solo approdando negli Stati Uniti, ma anche imboccando due strade parallele. L’una, quella dell’astrattismo, che porterà alle esperienze di Pollock, di De Kooning e di Rothko, l’altra, quella del confronto ancora più aperto e dirompente con la realtà, per cui ogni oggetto della vita quotidiana può divenire simbolo artistico, aprendo la strada alla Pop Art ed alle nuove correnti che, per noi almeno, saranno da considerarsi contemporanee.