“…'A vita è tosta e nisciuno ti aiuta, o meglio ce sta chi t'aiuta ma una vota sola, pe' pute' di': "T'aggio aiutato..." (dalla commedia “Questi fantasmi”).
Il background
Attore, commediografo e poi regista, Eduardo è divenuto simbolo del teatro popolare italiano. Quel teatro lontano dagli intellettualismi delle università e dei grandi circoli letterari, quel teatro che nasceva dalla gavetta unita alla sensibilità e al senso della poesia, nonché da una immensa comprensione della vita. Il suo esordio in quel mondo avvenne con la nascita, figlio di quell’Eduardo Scarpetta che aveva creato il teatro dialettale moderno, facendo assurgere a livello d’arte quanto prima era appartenuto ai cantastorie. Entrato nella compagnia Teatrale del fratellastro, riunendosi anche alla sorella Titina e al fratello Peppino. Una compagnia di famiglia, come altro non poteva essere, fedele anche in questo a quell’ambiente familiare e popolare che portava in scena accomunandovi il pubblico presente, che in essi ritrovava la propria quotidianità.
Questa fu la forza scatenante del teatro di Eduardo: la possibilità che veniva concessa a chiunque di ritrovarsi catapultato nella scena immedesimandosi ora in un personaggio ora in un altro, ora ritrovando a tratti piccoli e grandi episodi della propria vita, tanto da abbattere idealmente ogni divisione tra sala e palcoscenico.
Il percorso artistico e filosofico
Nel 1920 Eduardo scrive la sua prima commedia, “Don Saverio o’ farmacista”, giocata tutta su un equivoco che finirà tragicamente. Perché Eduardo esordisce con un tragico finale? La vita è piena di dolori, privazioni e sofferenze ed Eduardo vuole iniziare a indagarle riscoprendo quanto alberghi in esse quello spirito forte, ironico e al contempo rassegnato che aveva educato quel popolo di cui vuole raccontare. Quel popolo che ha forgiato quella filosofia di sopravvivenza che vuole mettere sulla scena, senza dimenticare che tanta volontà, ironica e rassegnata, non può che nascere e alimentarsi dalle difficoltà, dalle tragedie e dall’indomabile necessità di continuare a sperare. Questo porta Eduardo sulla scena.
“Requie a l'anema soja”, “Ditegli sempre di sì”, “Sik-Sik, l'artefice magico”, saranno le commedie dove Eduardo affinerà il proprio stile, la capacità di essere diretto, immediato, tanto da trovarlo pronto a quel lungo intermezzo durante il quale la sua produzione volgerà al comico e ai temi d’intrattenimento con “Natale in casa Cupiello”, "Le bugie con le gambe lunghe”, “Una bella trovata”, “Il thè delle cinque”. Il periodo della commedia comica s’interromperà con la guerra alla fine della quale si apre la fase matura della sua produzione, quella dove il teatro tutto viene reinventato, assurgendo a testimonianza di vita. “Napoli milionaria!”, “Questi fantasmi!”, “Filumena Maturano”, “Il sindaco del rione Sanità” saranno le opere che testimonieranno dell’universalità cui Eduardo aveva portato la lingua, la passione, la tragedia e il cuore napoletano.
